Città in balia della violenza: la credibilità dello Stato è a rischio.

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Milano Rogoredo e Torino. Romano (SIULP): “Lasciare i cittadini e le nostre città in balia di queste violenze significa che lo Stato sta perdendo la sua credibilità e ci stiamo avviando ad un punto di non ritorno”.

 “Quanto accaduto ieri a Rogoredo, dove un cittadino ha sottratto una pistola a una guardia giurata, dopo averlo aggredito con un bastone colpendolo alla testa, e ha poi aperto il fuoco contro la Polizia che lo aveva intercettato intimandogli l’alt, certifica, ancora una volta, l’altissimo livello di rischio in cui sono chiamati a operare gli uomini e le donne in divisa e i pochissimi istanti che hanno per decidere se e come intervenire”. Afferma Felice Romano, Segretario Generale nazionale SIULP.

“Nell’ultima settimana – prosegue Romano – ci sono stati due episodi, entrambi a Milano, nei quali i colleghi sono stati costretti a fare uso dell’arma che per i poliziotti è e rimane l’ultima risorsa a cui ricorrere nell’espletamento del proprio servizio. E sottolineo costretti perché per condizioni di tempo, luogo e per l’agito delle persone affrontate era evidente il concreto e attuale rischio della propria vita, pur essendo consapevoli che avrebbero dovuto affrontare un inevitabile calvario giudiziario e un possibile linciaggio mediatico. A conferma, infatti che l’uso dell’arma per i poliziotti resta veramente l’ultima alternativa nel proprio agire, vi è il poliziotto brutalmente e vigliaccamente linciato a Torino ieri dove lo stesso, anche mentre era a terra circondato da almeno una decina di persone, è stato aggredito a martellate e da persone armate addirittura con un’ascia durante un servizio di ordine pubblico. Tutto questo non ha nulla a che fare con l’invocazione al diritto, che resta sacrosanto, a poter manifestare il proprio dissenso. Qui si è avuto a che fare con delinquenti incalliti e recidivi in manifestazioni di inaudita violenza come quella che abbiamo visto, dando sfogo a saccheggi e devastazione, financo, come detto, ad arrivare a quello che per noi è e resta un tentativo di omicidio. Un crescendo alimentato dal senso di certezza dell’impunità che fa da sfondo a queste violenze. Mortificazioni, fisiche e morali, che i poliziotti subiscono per difendere la collettività”.

“È necessario, allora che la politica tutta e la società civile prendano coscienza del livello di grave e concreta esposizione al rischio dell’incolumità che corrono i poliziotti, e che la misura e’ ormai colma. Perché lo sconforto e la disaffezione cominciano a circolare in modo sempre più evidente tra le donne e gli uomini che vestono l’uniforme. A tutti questi Colleghi, che sono un vanto per il nostro Paese, va il nostro plauso e il ringraziamento per la professionalità, l’equilibrio e il senso del dovere dimostrato anche ieri durante la vile aggressione subita durante la manifestazione a Torino. Uno scenario aggravato poi dall’inadeguatezza retributiva che non riconosce in alcun modo il sacrificio richiesto, che finisce con lo scoraggiare i lavoratori delle forze dell’ordine ingenerando un pericoloso disincentivo al prodigarsi per riaffermare la priorità della legalità, andando ad accrescere la crisi vocazionale che stiamo registrando con crescente preoccupazione e denunciando con altrettanta determinazione”.

“Ma il nemico più subdolo – conclude Romano – e pericoloso è colui il quale cerca di giustificare queste violenze cercando ogni volta di coprire questi delinquenti con il rischio che misure più concrete e stringenti possano mettere a rischio la libertà di esprimere il dissenso. Nessun pericolo in questo senso può essere lamentato, anche perché le donne e gli uomini in uniforme sono i primi a farsi promotori e strenui difensori della libertà di manifestare il proprio pensiero. Ma il limite del rispetto della legge e delle basilari norme di civile convivenza, collante e fondamenta della coesione sociale e del vivere civile, sono un presupposto imprescindibile per ogni esercizio dei diritti democratici che non sono negoziabili. Per questo condividiamo e facciamo nostra la puntuale analisi del Procuratore Generale di Torino, Lucia Musti, che ha denunciato l’esistenza di una zona grigia che fiancheggia e sostiene questi focolai di rivoltosi. Un film già visto e che nei cosiddetti anni di piombo abbiamo pagato a caro prezzo con troppi caduti nelle nostre fila, in quelle dei magistrati, dei professori universitari e dei sindacalisti, sino alle più alte cariche dello Stato. Auspichiamo allora che sulla sicurezza e, soprattutto, sulla tutela della libertà di tutti, e non solo di chi ha propositi eversivi, almeno per una volta la politica sappia esprimere una coesione trasversale, evitando che questa barbarie possa tornare a spezzare vite di chi adempie al proprio dovere al servizio dello Stato e a difesa dell’ordine e della sicurezza pubblica, sia quella di tutti i cittadini che delle istituzioni democratiche. Nel ribadire la nostra vicinanza ai colleghi che sono stati costretti a ricorrere all’uso estremo della coazione, crediamo sia giunto il momento di mettere nell’agenda del dibattito di questo Paese l’indifferibile recupero del senso di deterrenza dei presidi normativi, perchè se non si riuscirà a restituire all’apparato repressivo una concreta efficacia, la credibilità dello Stato verrà inevitabilmente compromessa. Non serve offrire ulteriori incentivi alla già oggi pervasiva attrazione esercitata da stili di vita antigiuridici, presi ad accattivante modello dalle giovani generazioni, e non solo da loro. Attendiamo fiduciosi, e speriamo, senza essere costretti a dover manifestare pubblicamente per coinvolgere l’opinione pubblica in questo nostro accorato appello per sollecitare l’adozione di risposte concrete e urgenti da parte delle preposte istanze”.

 Roma, 2 Febbraio 2026

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