Richiesta intervento urgente di equiordinazione per palese disparità e profili di incostituzionalità

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Richiesta intervento urgente di equiordinazione in relazione all’art.19 del Decreto Sicurezza 2026 per palese disparità e profili di incostituzionalità.-

Pregiatissimo Signor Ministro,

Sono costretto a richiedere la Sua cortese attenzione su un tema delicatissimo e molto avvertito dal personale, anche perché incide sul benessere dello stesso, che richiede un intervento urgente per ripristinare lo stesso trattamento giuridico ed economico al personale della Polizia di Stato al pari di quanto già previsto per le Forze armate dal 2024 e che oggi, con l’approvazione dell’ultimo decreto sicurezza, è stato esteso anche al personale della Guardia di Finanza.

Come noto la L. 114/2024 (c.d. Riforma Nordio), in vigore dal 25 agosto 2024, ha modificato l’art. 1051 del Codice dell’Ordinamento Militare (D.Lgs. 66/2010), nella parte in cui viene regolato l’avanzamento di carriera del personale delle Forze armate in presenza di avvisi di garanzia o procedimenti penali attivati a carico degli appartenenti.

La novità principale di questa novella è stata la rimozione del blocco dell’avanzamento al grado superiore, che in precedenza avveniva con il semplice rinvio a giudizio, che ora scatta solo con la pronuncia di una condanna in primo grado, o con il patteggiamento per reati non colposi.

In più occasioni, e ci sia al riguardo consentito ricordare la nostra precedente nota del 3 settembre 2024 diretta al medesimo autorevole destinatario della presente, abbiamo rivendicato l’estensione di questo principio di civiltà giuridica anche al personale della Polizia di Stato, che invece, secondo l’odierno assetto ordinamentale, diversamente dal più garantista trattamento riconosciuto al personale militare, con la richiesta di rinvio a giudizio subisce gravose penalizzazioni nella progressione di carriera, che resta bloccata fino al momento della positiva definizione del procedimento penale che, come noto richiede anni e anni di tempo. E ciò a tacere delle preclusioni alla partecipazione alle procedure concorsuali, sia quelle per l’avanzamento ai ruoli superiori che quelle selettive per la partecipazione a corsi di specializzazione.

Nonostante un intervento nel senso auspicato, come avevamo evidenziato, non richiedesse appostamento di risorse aggiuntive, potendo quindi essere adottato con invarianza di spesa e riaffermando solo il rispetto del principio di equi ordinazione già sancito e ribadito dalla Suprema Corte costituzionale, e sebbene nelle more non siano mancate le opportunità legislative in cui poterlo inserire, i nostri appelli non sono stati sinora raccolti dal decisore politico senza alcuna plausibile motivazione.

Ciò che oggi urge rappresentare, anche perché ha provocato non poca indignazione e malessere che sta sfociando in rabbia, è che quanto da noi richiesto è stato invece attuato nei confronti della Guardia di Finanza che ha avuto migliore sorte circa le analoghe istanze formulate nell’interesse del proprio personale.

L’art. 19 del Decreto Sicurezza di recente licenziato dal Consiglio dei Ministri estende infatti ai finanzieri la clausola di salvaguardia riconosciuta al resto del personale militare. E ciò non può non suscitare rabbia e amarezza. Perché ciò si pone in contraddizione con l principio di equi ordinazione ribadito dal Giudice delle leggi e con le altisonanti attestazioni di stima e riconoscenza che i massimi rappresentanti istituzionali e politici dedicano al diuturno impegno assicurato dal personale della Polizia di Stato, quello maggiormente impegnato nella gestione dell’ordine pubblico e nel controllo del territorio e che, proprio in conseguenza di tale proiezione operativa, è quello maggiormente esposto al rischio giuridico derivante dalla verifica giudiziaria del proprio operato.

Questa incresciosa, e davvero incomprensibile, scelta discriminatoria, ove non venisse  rimeditata in sede di conversione in legge del decreto appena approvato andrebbe ad accrescere il condivisibile sentimento di rabbia per il manifesto frustrante abbandono che soffre la categoria di lavoratori che ci onoriamo di rappresentare, che decisamente non merita di subire ulteriori umilianti ferite morali oltre che giuridiche ed economiche, al pari dei colleghi delle altre Amministrazioni che svolgono compiti e funzioni al pari dei colleghi a status militare. Tali ingiustizie appaiono ancor più dolorose perché inferte da un esecutivo il cui programma, almeno in tutte le dichiarazioni e volontà di intenti sinora esternate, vedeva nella tutela del personale in divisa un asset fondamentale dell’azione di governo. Una considerazione quest’ultima che sta alimentando un malessere sempre più crescente e che spinge il sindacato ad assumere momenti di protesta per denunciare l’inaccettabile e insopportabile situazione in cui si verrebbero a trovare solo i poliziotti ad ordinamento civile.

Se insomma non venisse raccolto la nostra richiesta ad equiparare la condizione dei poliziotti a quelle che valgono per i militari, non resterebbe che prendere atto di come, parafrasando il celebre aforisma orwelliano, tutte le divise sono uguali, ma quelle con le stellette sono più uguali delle altre.

Conoscendo la Sua sensibilità e l’impegno che profonde quotidianamente a tutela del benessere e dell’agito delle donne e degli uomini delle Forze di polizia in generale e della Polizia di Stato in particolare, siamo certi che comprenderà l’urgenza e la non rinviabile necessità di ristabilire il principio costituzionale dell’equi ordinazione ma anche e soprattutto del rispetto della dignità e della professionalità delle Forze di polizia ad ordinamento civile.

Restando a disposizione per ogni ulteriore chiarimento che si dovesse rendere necessario, inviamo cordialissimi saluti e sensi di rinnovata stima nell’attesa di una rassicurazione sulla positiva risoluzione della problematica evidenziata. 

Il Segretario Generale
Felice ROMANO

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