Accordo Fesi 2023

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Ultimo aggiornamento 24/05/2024

Il 21 maggio 2024, al Viminale, si è tenuto un incontro, alla presenza del Ministro dell’Interno Piantedosi, del Sottosegretario On. Molteni, del Capo di Gabinetto del Ministro Pref. Sempreviva, del Capo della Polizia Pref. Pisani, per la firma del Fesi 2023.

L’accordo, come ampiamente annunciato, prevede le seguenti cifre:

  • la produttività collettiva per ogni giorno di presenza è pari ad € 6,11;
  • il cambio turno sarà pagato € 10,00;
  • la reperibilità verrà indennizzata in € 17,50 per turno;
  • servizi resi in alta montagna saranno indennizzati in € 6,40 per turno;
  • il compenso annuo per cambio turno per i Reparti Mobili ammonta a € 610,00.

Il pagamento del Fesi è previsto entro il prossimo mese di luglio, fatta salva la possibilità del cedolino straordinario al più presto.

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Ma l’incontro è stato, altresì,  la sede di un importante confronto sulle iniziative legislative in corso per il varo del nuovo pacchetto sicurezza investendo, in particolare, la problematica concernente i due disegni legge, rispettivamente il numero 1053 e il numero 1660, in discussione presso le Commissioni parlamentari degli Affari Costituzionali e Giustizia, nonché i 10 emendamenti proposti dal Dipartimento ai DL in esame.

Il Ministro ha chiarito che i predetti emendamenti sono solo una parte degli interventi che, comunque, possono essere effettuati nel corso dell’iter di approvazione dei due provvedimenti legislativi.

Il Siulp ha ribadito che il modello di sicurezza italiano, dopo la riforma della Polizia di Stato e del sistema di sicurezza nazionale, grazie alla legge 121/81, esalta la centralità delle funzioni attribuite alle Autorità civili di Pubblica Sicurezza, sia in ambito provinciale che locale, trovando la sua straordinaria efficacia nello spirito riformatore del legislatore dell’epoca che comprese come le funzioni di Polizia dovevano essere smilitarizzate e condotte nell’alveo della Polizia di Pubblica Sicurezza. Un’azione riformatrice e democratica che ha favorito l’emancipazione dei diritti dei poliziotti attraverso la costituzione di un sindacato libero, d’ispirazione confederale, integrato con il mondo del lavoro, autonomo nei modelli organizzativi e indipendente nelle scelte di politica sindacale. Collante ineludibile tra la società civile e la funzione di Polizia giacché, il sindacato è garanzia di trasparenza attraverso la quale il Cittadino può sempre guardare nella casa del Ministero dell’Interno e del Dipartimento della PS, ai quali la legge attribuisce la custodia e la garanzia di tutti i diritti di cittadinanza attiva previsti dalla nostra Costituzione.

Anche la stessa Amministrazione di PS ha riconosciuto che con la compressione dei tempi per la presentazione dei contributi al confronto parlamentare, l’accelerazione delle scelte politiche rappresenta un rischio, mentre la presentazione delle modifiche senza un confronto preventivo, disvela spesso un tentativo di restaurazione che preoccupa per le conseguenze in termini di funzionalità e riorganizzazione degli asset strategici del Dipartimento della PS. 

La riduzione dei corsi di formazione, ad esempio, non può prescindere da una valutazione complessiva del sistema, con particolare riferimento alla durata del 17° corso degli Ispettori, all’illogica incompatibilità territoriale imposta ai frequentatori sia per il trasferimento che per l’assegnazione, nonché alla mobilità dei perdenti sede del 18° corso degli Ispettori per i quali, attesa l’enorme vacanza nel ruolo, consideriamo miope, antieconomico e non funzionale all’efficienza del sistema tenerli lontani dalle loro famiglie per tempi molto lunghi.

Il Siulp ha chiesto, riprendendo anche le parole del Ministro per la Pubblica Amministrazione, la possibilità di prevedere promozioni attraverso la sola valutazione del merito, anziché attraverso i concorsi per rendere attrattivo il pubblico impiego alle nuove generazioni e individuare percorsi di progressione interna per gli ispettori e per i sovrintendenti in modo da poter liberare l’organico per l’assunzione di nuovi e giovani agenti. In attesa di un nuovo ineludibile correttivo al riordino, rivendicato anche sul tavolo negoziale per il rinnovo del contratto di lavoro, attesa la congiuntura emergenziale nella quale ci troviamo, per disegnare una progressione interna che garantisca le funzionalità del sistema, appaiono condivisibili le proposte presentate in materia di riduzione dei corsi di formazione del personale della Polizia di Stato. Invero, la riduzione della durata dei corsi per vice ispettore e vice ispettore tecnico, commissario, vice commissario e commissario tecnico della Polizia di Stato in questa fase, può essere un’utile misura per affrontare la congiuntura emergenziale nella quale i ruoli intermedi di sovrintendenti ed ispettori sono prossimi all’esaurimento per la stasi concorsuale che si è determinata negli anni scorsi.

Si tratta, infatti, di un intervento che mira ad efficientare le procedure di immissione in servizio degli ispettori e dei funzionari della Polizia di Stato.

Abbiamo preso atto positivamente della norma che mira a dare attuazione alla sentenza della Corte Costituzionale n. 98/2023, che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 210, comma 1, del Codice dell’ordinamento militare, di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, nella parte in cui non contempla, accanto ai medici militari, anche gli psicologi militari tra i soggetti cui non sono applicabili le norme relative alle incompatibilità inerenti l’esercizio delle attività libero-professionali.

In sintesi, alla luce del quadro delineato, la norma in commento, al fine di adempiere al precetto della Corte costituzionale, intervenendo sull’articolo 37 del decreto legislativo 5 ottobre 2000, n. 334, mira ad estendere anche ai funzionari tecnici psicologi della Polizia di Stato la disposizione di cui all’articolo 52-bis del medesimo decreto, relativa all’attività libero-professionale dei medici e dei medici veterinari.

Si è parlato inoltre delle modifiche alla disciplina dell’istituto del cinque per mille dell’imposta sul reddito delle persone fisiche, di cui al decreto legislativo 111/2017, in particolare, il comma 1, modificando l’articolo 3 del citato decreto legislativo, inserisce tre le finalità cui i contribuenti possono destinare il cinque per mille IRPEF, per il finanziamento del fondo di assistenza per il personale in servizio del Corpo della Guardia di Finanza o della Polizia di Stato o dell’Arma dei Carabinieri o del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco o del Corpo di Polizia Penitenziaria o dell’Esercito o della Marina Militare o dell’Aeronautica Militare, nonché per il sostegno, l’assistenza e per attività in favore di congiunti appartenenti alle rispettive amministrazioni deceduti per causa di servizio o in servizio. In merito abbiamo ribadito che tale modifica al fondo di assistenza, che prevede la possibilità di costituire una Fondazione di diritto privato, debba obbligatoriamente prevedere la partecipazione dei rappresentanti del personale quale elemento di garanzia e trasparenza sull’impiego delle risorse gestite e sui criteri e le scelte di quali attività privilegiate in relazione alla sostenibilità rispetto ai fondi disponibili. 

Si è discusso delle misure per il potenziamento dell’operatività della Polizia di Stato in materia di vigilanza dei litorali, ovvero della possibilità di avvalersi nell’esercizio delle proprie attribuzioni di vigilanza dei litorali, di natanti impiegati in affiancamento alle moto d’acqua o in loro sostituzione, fermo restando quanto previsto dall’articolo 4, comma 1, del decreto legislativo 19 agosto 2016, n. 177.

Si è analizzata la possibilità di istituire posti di polizia distaccati, al fine di garantire la tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica, anche a fronte della crescente minaccia terroristica, ferma restando l’organizzazione dell’Amministrazione della Pubblica Sicurezza prevista dal decreto del Presidente della Repubblica 22 marzo 2001, n. 208, nonché posti di polizia distaccati, anche di carattere temporaneo, dipendenti dalle Questure o dai Commissariati distaccati di Pubblica Sicurezza, per le esigenze di controllo del territorio e per lo svolgimento di altri compiti istituzionali, con particolare riferimento alla tutela dei presidi ospedalieri, dei centri commerciali, delle zone industriali e delle località turistiche e costiere, sentito il Comitato Nazionale dell’Ordine e della Sicurezza Pubblica di cui all’art. 18 della Legge 1° aprile 1981, n. 121 e ferma restando la necessità di valutare prioritariamente la salvaguardia della razionale dislocazione dei presidi delle Forze di polizia sul territorio.

Si è convenuto, inoltre, sulla necessità, nell’alveo della legge 400/1988 e in particolare dell’articolo 17 comma 3, di condividere l’emendamento presentato per modulare le dotazioni organiche della Polizia di Stato attraverso procedure semplificate.

E’ stata, altresì, proposta la possibilità, per le contingenti esigenze di tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica connesse al Giubileo del 2025 in deroga a quanto previsto dalla normativa vigente, e fatto salvo l’articolo 88, ultimo comma, della legge 1° aprile 1981, n. 121 che, dall’entrata in vigore del presente provvedimento, e fino al 31 dicembre 2025, i trasferimenti del personale di ogni ruolo della Polizia di Stato che espleta funzioni di polizia possano essere disposti, a domanda, con provvedimento del Capo della Polizia-Direttore Generale della Pubblica Sicurezza, anche se il dipendente non abbia maturato il requisito minimo di permanenza in sede. Inoltre, si è parlato della possibilità di conferire ai funzionari della Polizia di Stato che conseguono la promozione a vice questore aggiunto, e alle qualifiche equiparate delle carriere dei funzionari tecnici, dei medici e dei medici veterinari, posti di funzione in deroga a quanto previsto dall’apposito decreto del Ministro dell’Interno, attraverso il conferimento di incarichi, anche nelle medesime funzioni ricoperte prima della promozione, al fine di garantire la funzionalità del Sistema e fino a quando non si rendono disponibili posti di funzione nell’ambito tra quelli individuati con il medesimo decreto.

Abbiamo, inoltre, chiesto al Ministro e al Capo della Polizia di farsi portavoce e sostenere una proposta per la defiscalizzazione delle indennità accessorie ed in particolar modo dello straordinario, rappresentando, altresì, l’esigenza di istituire una indennità operativa di polizia giudiziaria per gli uffici investigativi, l’estensione del congedo solidale, anche nel caso di figli maggiorenni, sino a quando fanno parte del nucleo famigliare e con la stessa residenza dei genitori. In ultimo, è stata chiesta la possibilità di erogare il buono vestiario direttamente in busta paga senza nessuna tassazione, l’elevazione del valore nominale del ticket e la sua completa defiscalizzazione nonché la diretta attribuzione delle somme erogate dagli enti convenzionati (FS, Autostrade, ecc.) direttamente sui capitoli del Ministero dell’Interno-Dipartimento della P.S..

In ultimo, è stata rappresentata la necessità di applicare la sentenza della Corte costituzionale per i promossi per merito straordinario, nonché un’azione per un riconoscimento immediato del TFS, al netto di qualsiasi tassazione con l’istantanea erogazione della pensione senza nessun ritardo.

Si è parlato, poi, dell’Atto Ordinativo Unico e della subordinata ipotesi di rimodulazione dei RPC. Sul punto, il Ministro e il Capo della Polizia hanno ribadito che non c’è nessuna decisione assunta e che l’esito della consultazione delle autorità di Pubblica Sicurezza, rispetto a questa questione, prima di qualsiasi decisione, sarà sottoposta al confronto con le OO.SS..

L’incontro è stato sicuramente chiarificatore, soprattutto con il Capo della Polizia per le questioni connesse alle modalità del confronto, e dei tentativi, neanche tanto nascosti, di modifiche originate spesso dalla “manina” di alcuni uffici del Dipartimento.

E’ stata, infine, chiesta l’immediata apertura del tavolo tecnico per la firma del primo contratto dei dirigenti e l’apertura del tavolo per la previdenza dedicata. È stato ribadito, anche per alcune invasioni di campo della “politica militare”, che è giunta l’ora della separazione del Comparto sicurezza da quello della difesa. Inoltre, partendo dalla necessità del recupero del potere d’acquisto e dall’assunzione degli ispettori per poter innalzare sia lo stanziamento destinato alla Polizia di Stato in termini di rinnovo contrattuale e retribuzione media, il Siulp ha chiesto un nuovo correttivo al “riordino”, il quale costituisce l’asse dal quale partire, in modo da superare gli effetti delle misure di contenimento della spesa adottate, a partire dal 2010 (Decreto Legge 78/2010), per frenare la dinamica degli incrementi retributivi che, complice una politica miope, ha letteralmente scaricato sui lavoratori e le famiglie il peso della crisi e dei costi. Esiste l’esigenza di una concreta e puntuale rimodulazione del Dipartimento della P.S., eliminando le disfunzioni organizzative che incidono sulla qualità del servizio e sul costo dello stesso. Ecco perché chiediamo una nuova fase transitoria dove l’attuale vacanza degli ispettori, pari al 46 percento, sia coperta immediatamente solo con concorsi interni, senza tentennamenti alla luce della poca appetibilità retributiva per i giovani che si affacciano al nostro mondo del lavoro. Così per il ruolo dei sovrintendenti. Un ritardo voluto da burocrati che immaginano che la Polizia di Stato debba avere solo tantissimi agenti e tantissimi dirigenti. Ad oggi, gli agenti in servizio sono più di quelli previsti ed in cantiere l’assunzione di altri circa 4000 agenti. 

Premessa la nostra ferma contrarietà alla chiusura degli Uffici in generale, soprattutto se riguarddasse la sola Polizia di Stato, rientriamo in una ottica riformatrice e innovativa, che si debbano valutare modelli organizzativi nel solco della salvaguardia della preminenza del ruolo del Questore, in qualità di Autorità Provinciale tecnica di Pubblica Sicurezza.

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