Criticità del nuovo art. 349 cpp

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Problematiche derivanti dalle modifiche all’art. 349 C.P.P. ed alle conseguenti disposizioni delle A.G. in tema di identificazione delle persone nei cui confronti vengono svolte le indagini.

Riportiamo il testo della lettera inviata all’Ufficio Relazioni Sindacali il 9 giugno,2022:

“Come non di rado accade, le modifiche normative con le quali il legislatore interviene a disciplinare istituti delle indagini preliminari vengono adottate senza alcuna preventiva valutazione delle ricadute che sono destinate a produrre sulle attività di competenza degli operatori delle forze di polizia.
La rivisitata stesura dell’art. 349 c.p.p. rappresenta un eloquente paradigma di quanto testé affermato. A tenore del novellato comma 2 della norma in menzione si prevede infatti ora che “alla identificazione della persona nei cui confronti vengono svolte le indagini può procedersi anche eseguendo ove occorra rilievi dattiloscopici, fotografici ed antropometrici nonché́ altri accertamenti. I rilievi di cui al periodo precedente sono sempre eseguiti quando si procede nei confronti di un apolide, di una persona alla quale è ignota la cittadinanza, di un cittadino di uno Stato non appartenente all’Unione Europea ovvero di un cittadino di uno Stato membro dell’Unione Europea privo del Codice Fiscale o che è attualmente, o che è stato in passato, titolare anche della cittadinanza di uno Stato non appartenente all’Unione Europea. In tale caso la Polizia Giudiziaria trasmette al pubblico ministero copia del cartellino foto dattiloscopico e comunica il codice univoco identificativo (CUI) della persona nei cui confronti sono svolte le indagini”.

Orbene secondo quanto ci viene restituito dalle nostre strutture territoriali, all’indomani dell’entrata in vigore della novella in narrativa pressoché tutte le Procure della Repubblica hanno dato indicazioni alla Polizia Giudiziaria secondo cui, in buona sostanza, l’esecuzione dei rilievi dattiloscopici viene considerata come ineludibile, appunto perché deve essere sempre allegata alla notizia di reato copia del cartellino con codice CUI.

Ci sono stati, è pur vero, uffici giudiziari che, nonostante la modifica normativa, continuavano a considerare sufficiente la procedura del protocollo SPAID. Procedura che, come noto, da tempo non è però più agibile, a causa, per quanto è dato sapere, della vetustà del sistema operativo. Ed i nuovi protocolli che pare siano in fase di implementazione potrebbero non essere conformi alle disposizioni di quelle Procure che, come detto, hanno manifestato una impostazione più rigida.
Dal che discende il sistematico ricorso all’attività del personale specializzato della Polizia Scientifica, che allo stato dell’arte deve sopperire alle continue richieste di intervento che provengono, per la più parte, dagli addetti al controllo del territorio.

Una pressione aggiuntiva che risulta, soprattutto per le realtà minori, nei fatti ingestibile. O, per meglio dire, essendo la quasi totalità dei Gabinetti Provinciali di Polizia Scientifica priva di una consistenza organica tale da poter assicurare la copertura del turno in quinta, una volta esaurite le poche giornate di reperibilità disponibili non resta altra possibilità che trattenere i fermati all’interno degli uffici che procedono, in attesa dell’inizio del turno di servizio ordinario dei fotosegnalatori. Il tutto a discapito, pertanto, anche del controllo del territorio, ambito che di suo non stava certo vivendo una fase di rilassatezza.

Dunque un carico di lavoro aggiuntivo che va a sommarsi alle altre emergenze in atto – quella dei profughi dal fronte ucraino tra le varie – e che sta già provocando insuperabili criticità gestionali, destinate ad acuirsi ulteriormente nel momento in cui inizierà il periodo feriale. Non si tratta più di discutere se la frattura del fragilissimo equilibrio sul quale si sono sino ad oggi rette le proverbiali acrobazie gestionali sia o meno prossima, ma del quando ciò, con ineluttabile certezza, avverrà.
Non abbiamo la presunzione di poter offrire proposte in grado di rimediare alle disutilità che già oggi stanno pesantemente rallentando l’attività degli uffici. Non serve tuttavia compiere soverchi sforzi di immaginazione per capire che in centri urbani dove operano stabilmente uno o due equipaggi, e non sono poche le realtà che corrispondono a questi standard, doverne tenere bloccato uno per controllare i soggetti da fotosegnalare mina non solo l’efficacia del controllo del territorio, ma pone i presupposti per esporre maggiormente a rischio gli operatori che vengono privati del prezioso supporto di altre pattuglie.

Occorre insomma intervenire per allineare l’organizzazione degli uffici al mutato quadro normativo. L’ideale sarebbe ovviamente poter rinforzare i gabinetti provinciali di Polizia Scientifica con un consistente numero di specializzati. Temiamo però che, data la contingenza, non sia semplice riuscire ad individuare qualche centinaio di dipendenti da destinare a questo specifico compito.

L’alternativa sarebbe quella di prevedere che nei programmi dei prossimi corsi di formazione per Allievo Agente venga inserito il corso di formazione per fotosegnalatore di base, in modo da poter essere immediatamente impiegati in tale attività non appena assegnati agli uffici. Il che, replicato in scala più ampia, sarebbe null’altro che quanto già è stato fatto per gli Uffici Immigrazione o per la Polaria, con corsi della durata di una settimana. Si tratta insomma di un impegno formativo di estrema accessibilità, che non richiede cioè particolare esperienza professionale, e che può essere somministrato anche ad operatori generici.

Non sono ovviamente da escludere eventuali ulteriori opzioni che venissero eventualmente individuate, che potranno nel caso essere valutate nel corso dell’incontro dedicato che siamo a sollecitare. Di certo la situazione è tale da imporre, anche per l’approssimarsi del periodo feriale che inciderà sulle presenze in ufficio del personale specializzato della Scientifica, un immediato momento di confronto con le competenti articolazioni dipartimentali finalizzato ad evitare che si acuiscano le già ora rilevanti difficoltà.

In tutto ciò non possiamo tacere dei segnali di crescente preoccupazione che ci provengono anche dai vertici periferici dell’Amministrazione. Il che contribuisce a qualificare come urgente la riflessione sul proposto tema per scongiurare gli altrimenti prevedibili, irrecuperabili esiti di una perdurante inerzia.”

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