Grave aggressione in danno di operatori della Polfer di Pistoia

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Ultimo aggiornamento 18/03/2022

Grave aggressione in danno di operatori della Polfer di Pistoia. Carenze di organico e mancata previsione di assegnazione di pistole ad impulsi elettrici al personale delle specialità

Il ferimento di due operatori della Polfer di Pistoia, per uno dei quali la prognosi di
guarigione è di ben 40 giorni, avvenuto lo scorso 10 marzo a seguito del tentativo di un giovane di
sottrarsi all’identificazione, rappresenta l’ennesimo episodio di un quotidiano bollettino che registra
più o meno una decina di aggressioni al giorno perpetrate in danno di donne e uomini delle forze di
polizia.

Un fenomeno a fronte del quale il SIULP ha invano cercato di stimolare iniziative del
decisore politico e degli organi legislativi. Non sono evidentemente servite le innumerevoli
pubbliche denunce con le quali si è tentato di far comprendere come queste forme di violenza, che
vanno a colpire chi rappresenta lo Stato, in assenza di adeguate forme di deterrenza, atteso che i
lavoratori delle forze dell’ordine sono la punta più avanzata dell’apparato statale finiscono per
incentivare il decadimento dell’autorevolezza delle Istituzioni.

Né è parsa rimuovere tale indecorosa inerzia la straordinaria iniziativa con la quale il SIULP
ha organizzato una raccolta di firme a sostegno di una legge di iniziativa popolare per
l’introduzione di specifiche misure dissuasive della denunciata deriva. Quali, tra le altre,
l’applicazione di un periodo di detenzione certo e non derogabile per chi si rende autore di forme di
violenza nei confronti di chi esercita le c.d. helping professions.

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Invero la vicenda che fa da abbrivio a questo nostro intervento pone ulteriori riflessioni in ordine a
profili organizzativi e gestionali la cui competenza ricade sul Dipartimento della P.S.
Intanto perché trova conferma la stretta relazione causale tra la carenza di organico di realtà
operative sottodimensionate, ed accrescimento del rischio per l’incolumità dei dipendenti che vi
prestano servizio. Un paradigma ricorrente in special modo per gli uffici delle specialità, che sono
quelle maggiormente penalizzate da un turn over ampiamente al di sotto dell’effettivo fabbisogno.
E che puntualmente sono il proscenio prediletto per le scorribande di soggetti che,
consapevoli della sostanziale impunità loro garantita da un sistema normativo che non riesce ad
interpretare correttamente l’entità dell’allarme sociale di cui siamo a discutere, individuano negli
uomini della Polizia di Stato un bersaglio contro cui sfogare le loro frustrazioni.

In secondo luogo perché, ancora una volta, la gravità delle conseguenze patite dal personale
della Polfer di Pistoia è ascrivibile alla mancanza di dotazioni idonee a contrastare le reazioni degli
antagonisti senza esporre a rischio gli operatori. Non ci appassiona andare alla ricerca dei colpevoli
dell’increscioso ritardo con il quale si sta provvedendo ad assicurare agli uffici periferici la
fornitura dei taser. Sappiamo bene che l’iter per l’approvazione e la sperimentazione è stato, e ciò
non è certo una novità, estremamente travagliato.

Ora però che sono stati superati tutti gli ostacoli frapposti dall’algida burocrazia che ricopre
con il suo manto ammorbante tutti i gangli della pubblica amministrazione, ci chiediamo la ragione
per la quale il piano di formazione del personale, che presuppone la successiva messa a
disposizione della pistola ad impulsi elettrici, trascuri, quantomeno in apparenza, le articolazioni
territoriali della Polfer.

Da un lato, infatti, la circolare dell’Ispettorato delle Scuole di Polizia del 9 dicembre scorso
individua un numero esiguo di dipendenti da formare per ciascuno dei rispettivi Compartimenti. Di
talché, anche immaginando una ripartizione sugli uffici del territorio di competenza, si ragionerebbe
pur sempre di non più di uno o due dipendenti per ciascuna provincia.

Al contempo la medesima nota ha indicato come prioritaria l’assegnazione del taser al
personale addetto al controllo del territorio, con la chiosa testuale secondo cui in tale categoria
devono intendersi ricompresi UPGSP, UCT e RPC.

Occorre allora fare chiarezza circa la mancata espressa menzione delle specialità della
Polizia Ferroviaria e della Polizia Stradale, ovvero se si tratti di un equivoco che discende da una
perfettibile formulazione della circolare. O se, piuttosto, l’esclusione di queste specialità sia il frutto
di una scelta scientemente attuata. Caso in cui ci troveremmo di fronte ad una non giustificabile
opzione che, evidentemente, sottovaluterebbe l’altrettanto urgente esigenza di questi uffici di
ottenere l’assegnazione dei cennati dispositivi, creando non condivisibili preferenze.

Restiamo quindi in attesa del sollecitato chiarimento, chiedendo sin da ora la convocazione,
con ogni consentita urgenza, di un momento di confronto laddove trovasse conferma l’ipotesi del
paventato disequilibrio nella suddivisione.

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