Lampedusa: SIULP, scontri perché appello dei poliziotti inascoltato

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Ultimo aggiornamento 08/07/2013

Le scene di vera e propria guerriglia che si stanno consumando in queste ore a Lampedusa sono il risultato scontato per non aver ascoltato l’appello dei poliziotti lanciato dal SIULP nei giorni scorsi.
Che la situazione fosse gravissima e ci trovavamo di fronte ad una vera e propria bomba ad orologeria, come anticipato dal SIULP Agrigento che quotidianamente vive le difficoltà di quella realtà, l’avevamo già detto richiamando il governo alle sue precise responsabilità.
“Ammassare” per 18 mesi gli immigrati in questi Centri in numero superiore al doppio di quello per i quali sono stati costruiti, non poteva non sfociare in una ribellione degli ospiti che si sono visti togliere persino la dignità di essere umano.
Così come è stata tolta agli operatori di polizia, che con loro, vivono ogni giorno queste tragedie e pagano sulla loro pelle l’inefficienza e l’incapacità di un governo che, anziché modificare la norma sul trattenimento fino a 18 mesi perché inutile e dispendiosa, ovvero fornire le navi per decongestionare Lampedusa, continua a fare annunci roboanti e vuoti di strategie che non solo tardano ad arrivare ma la cui efficacia è tutta da verificare.
È quanto afferma Felice Romano, Segretario Generale del SIULP che dopo l’ennesimo allarme lanciato proprio ieri sulle prime avvisaglie di quanto sta accadendo oggi a Lampedusa, ancora una volta è costretto a denunciare la totale immobilità del governo e del ministro rispetto ad una situazione così esplosiva, che ha già causato numerosi feriti tra le Forze dell’Ordine, tra i cittadini Lampedusani e tra gli stessi immigrati, poiché anziché fornire le necessarie navi per trasferire gli immigrati da quell’Isola, è impegnato a togliere le ultime risorse per il funzionamento della Polizia.
Ecco perché, ribadisce Romano, continueremo a denunciare la totale irresponsabilità, politica e concreta nei confronti dell’ordine e della sicurezza pubblica di Lampedusa, di un governo ormai inesistente per i problemi reali della sicurezza, tranne quando si è trattato di operare tagli devastanti sui capitoli che servono proprio al funzionamento delle Forze di Polizia, per la lotta alla criminalità e il mantenimento della civile convivenza.
Abbiamo già visto troppi funerali di Stato e troppe passerelle inutili nella storia della nostra Istituzione, conclude Romano; ci auguriamo ora, dopo la totale noncuranza ai nostri appelli e lo scontato conseguente scenario di guerra che si sta consumando su Lampedusa, che questo governo non attenda che ci scappi di nuovo il morto per rendersi conto che sulla sicurezza non ci possono essere scorciatoie e non si può tentennare.
Perché ogni tentennamento significa giocare con un fuoco che brucia maledettamente anche se la “pelle” esposta è quella dei soli e noti onesti servitori dello Stato e non, invece, degli alti papaveri della politica rinchiusi nella loro torre d’avorio ormai distante dai problemi reali dei cittadini e del Paese.

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