Il segretario Generale del SIULP, Felice Romano, intervistato da Fabio
Amendolara sul numero odierno de La Verità
L’appello delle forze dell’ordine: «C’è bisogno di creare più Cpr»
Sindacali delle divise: «La gente vede tornare in strada soggetti bollati come a rischio»
Le pattuglie fermano, identificano, segnalano. I verbali si accumulano. I provvedimenti vengono firmati. Poi, però, spesso, si ferma lutto. Il percorso si diluisce tra ricorsi, sospensive e mancate esecuzioni. E chi dovrebbe essere allontanato resta lì. presente, spesso negli stessi luoghi dai quali era stato allontanato. È questo il punto che le forze di polizia Indicano da tempo: il problema non è l’azione di prevenzione sul territorio ma ciò che accade o, meglio, non accade dopo. Antonio Nicolosi. segretario generale di Unarma. lo dice senza giri di parole: «Il problema non risiede nell’azione di controllo sul territorio, che viene svolta con costanza ed efficacia dagli operatori delle forze dell’ordine. ma nell incepparsi del meccanismo a valle». La questione è tutta lì. E Nicolosi entra nel dettaglio: I provvedimenti di prevenzione e di allontanamento sono prevalentemente di natura amministrativa, privi di automatismi coercitivi immediati e spesso sprovvisti di un sistema di esecuzione realmente efficace». Il risultato è un circuito vizioso. «Ira ricorsi. sospensive e ritardi nell’esecuzione, chi dovrebbe essere allontanato continua a circolare sul territorio, mentre chi è chiamato a garantire la sicurezza opera di fatto disarmato da norme inefficaci». È una fotografiche le divise conoscono bene. E che i cittadini vedono ogni giorno. «La presenza reiterata di soggetti già destinatari di fogli di via, decreti di espulsione o altri provvedimenti. spesso noti per condotte pericolose precedenti. alimenta un diffuso e concreto senso di insicurezza nella popolazione», aggiunge Nicolosi. E conclude: «I cittadini vedono tornare negli stessi luoghi persone che lo Stato ha formalmente riconosciuto come pericolose, senza che a ciò seguano conseguenze reali». Per questo, conclude il segretario generale di Unarma, è indispensabile una revisione tecnica e normativa dei provvedimenti di prevenzione, affinché alle violazioni accertate seguano conseguenze certe, rapide e concretamente applicabili». Stesso ragionamento, stesso nervo scoperto, nelle parole di Eliseo Taverna, segretario generale del Siaf. il sindacato autonomo dei finanzieri. Il nodo non é la mancanza di norme, ma la mancanza di continuità tra norma e risultato». È a quel punto che, secondo Taverna, si crea un’area grigia in cui i provvedimenti perdono forza deterrente e vengono percepiti come aggirabili». Il meccanismo, quindi, sottolinea Taverna, si inceppa nel passaggio finale, quello che dovrebbe rendere eseguibile ciò che è stato deciso. Finché questo anello rimarrà debole, i provvedimenti continueranno a esistere sulla carta, mentre sul territorio continueranno a circolare gli stessi soggetti da allontanare». È cruda anche l’analisi di FELICE ROMANO, segretario generale del Siulp: «E la famosa torre di Babele». Una definizione che rende l’idea del caos normativo. «Ma una soluzione c‘è», afferma Romano: «Servono più Cpr e con più posti. Quelli che ci sono sono insufficienti. Togliere queste persone dalla strada è l’unico modo per incidere sulla percezione di sicurezza che ha il cittadino». Poi spinge sulla legislazione: «Se la norma dicesse con certezza che un ricorso non sospende il provvedimento dell autorità di pubblica sicurezza dopo l’avallo della magistratura, a quel punto si velocizzerebbe tutto. Invece ci si scontra con le impugnazioni, che finiscono davanti all’autorità giudiziaria, dove in base alle sensibilità si può ottenere o meno un risultato».
F. Amendolara





