Elmetto Uopi – validità balistica.

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Elmetto Uopi – validità balistica. Informazioni contrastanti delle articolazioni dipartimentali. Disposizioni di servizio adottate in grave violazione delle regole contrattuali. Richiesta di accesso agli atti e di urgenti chiarimenti

Riportiamo il testo della lettera inviata dalla Segreteria Nazionale al Dipartimento della P.S. in data 10 gennaio 2026:

“L’argomento che ci apprestiamo ad affrontare evidenzia il preoccupante livello di approssimazione e di supponenza nell’approccio con l’organizzazione e la gestione dei materiali in uso agli operatori. Ricordiamo, tra le varie, la questione delle incresciose carenze nella vestizione degli Agenti in Prova, che secondo la prassi corrente (sic!) vengono assegnati ai reparti con un corredo incompleto, privo talora di capi fondamentali per assicurare uniformità, ma anche un grado di protezione dalle intemperie consono alle condizioni ambientali delle sedi di servizio.

Non siamo quindi sorpresi per la sconfortante improvvisazione evidenziata dalle reiterate disutilità provocate da una precaria capacità di programmare le procedure per gli approvvigionamenti. Non riusciamo però ad abituarci ai goffi, grotteschi tentativi di alimentare cortine fumogene per tentare di distogliere l’attenzione da vicende di preoccupante gravità. Specie quando si parla della tutela della sicurezza del personale, in quanto la superficialità si traduce in rischi potenziali per l’incolumità che non sono in alcun modo ammissibili.

Raccogliendo le segnalazioni di alcune nostre segreterie provinciali, che a loro volta si erano fatte interpreti delle inquietudini sollevate dai diretti interessati, avevamo infatti chiesto contezza degli effetti della scadenza della protezione balistica riportata sugli elmetti di alcuni operatori UOPI. Perplessità, quelle esposte, alle quali l’Ufficio in indirizzo ha dato riscontro lo scorso 31 dicembre assicurando che “la D.C.A Servizio Controllo del Territorio, ha testé rappresentato che il competente Servizio Armamento della Direzione Centrale dei Servizi Tecnico Logistici e della Gestione Patrimoniale, ha comunicato che la ditta fornitrice ha confermato l’estensione della garanzia tecnico commerciale e dei requisiti balistici del prodotto di cui si tratta sino alla data del 31 maggio 2026”.

Una informazione che, per più ragioni, appariva assai poco convincente. Su tutte, l’anomalia rappresentata da un distributore di costose dotazioni, che avrebbe avuto tutto l’interesse a vendere nuovi prodotti, a rinunciare a remunerativi ricavi, assumendosi per di più l’onere – eccedente i termini contrattuali di prolungare la garanzia di un prodotto e delle conseguenti responsabilità.

Ed infatti, a smentire l’improbabile, azzardata rassicurazione di cui siamo a discutere è stato il medesimo Servizio Controllo del Territorio, che nella giornata di ieri ha indirizzato ai Reparti Prevenzione Crimine ed al Servizio Armamento della Direzione Centrale dei Servizi Tecnico Logistici e della Gestione Patrimoniale la smentita di quanto affermato appena pochi giorni prima.

Come si legge infatti nella circolare informalmente acquisita “atteso che ulteriori verifiche effettuate non hanno confermato i requisiti balistici di protezione sui caschi riconducibili alla F.T. 1445 del 26/05/2015, si chiede di procedere al ritiro e al relativo versamento del materiale in argomento”.

Già questo – di altro diremo più oltre – autorizza a pretendere un puntuale chiarimento circa chi abbia fatto le precedenti, eccessivamente tranquillizzanti verifiche, e sulla base di quali informazioni si sia sbilanciato a dare per certa l’estensione della garanzia balistica. È bene che sia accertato se l’errore è stato indotto da imprecise indicazioni del fornitore e/o del produttore. Delle quali non dovrebbe essere difficile dar prova.

In caso contrario non vediamo come si possa ignorare che la verifica di tale circostanza, per l’intrinseca delicatezza della materia, imponeva assai maggior rigore. Ma, per l’appunto, non è tutto. E quel che segue è pure peggio, perché rivela l’inclinazione alla ricerca di soluzioni rabberciate, senza prima premurarsi di approfondire le implicazioni del problema che si vorrebbe risolvere.

La menzionata circolare dispone infatti che “al fine di garantire l’operatività del comparto, si invita, ove possibile, a consentire che i caschi in corso di validità, vengano messi a disposizione di tutto il personale, provvedendo a recuperare presso i VECA territoriali idonee calottine, al fine di consentirne lo scambio. Infine, si vogliano confermare le taglie degli elmetti per i quali si rende necessario il reintegro”. Così trascurando considerazioni di disarmante ovvietà. Quali quella che gli elmetti non hanno le medesime misure, e che ciascun operatore, prima di indossarlo, deve adattarlo alla conformazione del proprio cranio con il laborioso sistema di settaggio interno.

Ciò significa che per comporre gli equipaggi d’ora in avanti occorrerà prima accertarsi che sia disponibile un elmetto di misura corrispondente a quella dell’operatore che ne è rimasto privo, dovendo anche fare in modo di evitare di sovrapporre sullo stesso turno di servizio operatori che hanno la medesima taglia se nel restante organico non ve ne siano altri che possono condividere la propria misura.

E siccome c’è sempre qualcuno che vuole dare sfoggio della propria capacità di eccedere nello zelo, capita che alla Squadra UOPI di Torino, non solo si sono fatti rientrare dalle ferie e dai riposi quelli che hanno la sventura di essere tra i cinque operatori su 13 in possesso dell’elmetto ancora in garanzia. Ma pure si sia deciso di comandare il personale con doppi turni di servizio, eludendo e svilendo le contestazioni dei delegati Siulp. Derive di insolenza che vanno soppresse con decisione, e per le quali non potrà non esserci una severa reprimenda.

E tutto questo – anche a voler ignorare la prospettiva igienica che a noi non sembra poter essere trascurabile – senza tener in debito conto che prima di poter indossare l’elmetto di un altro operatore serve un tempo non marginale per la regolazione delle fascette ancorate alla calotta interna. 

Vero è che la circolare precisa che la sostituzione avvenga “ove possibile”. Ma non spiega come fare se tale possibilità non sussiste. Probabilmente perché ciò renderebbe plasticamente palese la natura del disservizio arrecato. E nemmeno è dato capire quanto tempo è richiesto per avere la nuova fornitura di elmetti.

Siamo insomma alle prese con una serie di disagi che, nel settore privato, verrebbero tradotti in perdita di produttività e quantificati in scala patrimoniale. Danni dei quali verrebbe chiamato a rispondere il funzionario incaricato.

I presupposti per configurare l’insorgenza di un danno erariale ci sono insomma davvero tutti. Riteniamo dunque non derogabile l’apertura di una inchiesta amministrativa tesa ad accertare chi doveva calendarizzare la sostituzione del materiale di protezione e curare le relative procedure d’acquisto. E diamo per scontato che una attribuzione di competenza per queste incombenze, come dovrebbe essere avvenuto, sia stata formalizzata, dovendosi diversamente risalire alla negligenza di chi non ha provveduto a farlo.

Non da ultimo, essendo l’elmetto un dispositivo di protezione individuale, va lamentata l’ennesima violazione del dovere di mettere formalmente a conoscenza della criticità le OO.SS. anche nella persona del rispettivo R.L.S. Il silenzio di cui siamo a dolerci è pertanto sintomatico dell’atteggiamento supponente con cui l’Amministrazione insiste ad ignorare gli imprescindibili doveri che incombono sulla parte datoriale. Della qual cosa ci riserviamo di investire i preposti organismi.

Per quanto precede, e per quel che qui più interessa, la richiesta di chiarimenti qui dedotti è da intendere come formale istanza di accesso agli atti avanzata con la presente nella duplice veste di organizzazione sindacale e di rappresentante dei lavoratori per la sicurezza.”

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