Richiesta di ampliamento dei temi all’ordine del giorno – confronto sull’atto unico ordinativo del 3 settembre

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Convocazione per il confronto sull’atto unico ordinativo del prossimo 3 settembre. Richiesta di ampliamento dei temi all’ordine del giorno.

Illustrissimi,

il tavolo convocato per il prossimo 3 settembre, il cui ordine del giorno prevede un confronto sullo stato di attuazione dell’atto unico ordinativo, è un’occasione di cui a nostro avviso si dovrebbe approfittare per allargare la discussione ad altri temi che sono da considerare come altrettanto cogenti.

Abbiamo in mente almeno tre questioni che rivestono importanza tale da non poter più essere lasciate nel limbo in cui sono state relegate perché ritenute, secondo noi a torto, non prioritarie.

Prima delle quali è chiarire se Esecutivo e Amministrazione, ciascuno per la propria parte, hanno o meno intenzione di mettere mano ad una ristrutturazione dell’architettura ordinamentale del ruolo degli Ispettori a più riprese annunciata e sistematicamente poi non coltivata.

A sostenere che si tratta di un’esigenza indifferibile, paradossalmente, sono proprio le istanze centrali a cui sono preposti gli autorevoli destinatari della presente. Dai cui uffici, in tempi recenti, sono state divulgate una non comune serie di direttive che, per l’appunto, hanno quale fattore comune la presa d’atto della carente consistenza di questa fondamentale componente ed il tentativo di razionalizzarne l’impiego.

Una prima soluzione era invero a portata di mano e non se ne è colpevolmente approfittato. I quasi tremila idonei del concorso interno per 411 posti da Vice Ispettore sono un patrimonio di risorse umane non valorizzando il quale si crea uno spreco inaccettabile.

Non sarebbe certo bastato. Ma sarebbe stato un primo incoraggiante segnale che avrebbe dimostrato la volontà di invertire una perniciosa tendenza che impone l’obbedienza a perverse logiche di contenimento della spesa, con la conseguenza di indebolire pericolosamente la funzionalità dell’apparato chiamato ad assicurare il mantenimento della sicurezza pubblica.

Nel riconoscerVi gli sforzi profusi per riuscire a smuovere l’inerzia del sistema, anche non esitando ad esporvi nell’illustrare il piano che avevate immaginato per superare le criticità scaturenti dall’attuale inadeguato assetto, non ci possiamo esimere dall’esprimere tutta la nostra amarezza – nonché lo scoramento tra le fila del personale – originata dalla constatazione che ancora una volta le ragioni contabili hanno prevalso sul dato di realtà. La scelta di continuare a lasciare irrisolti problemi strutturali nella speranza che si possa continuare a fare sempre di più con sempre meno risorse a disposizione è parecchio azzardata. Ed in ogni caso non è più sostenibile.

Abbiamo per questo bisogno di risposte non evasive o, peggio, elusive, anche per poter avere elementi utili ad individuare le responsabilità in ordine alla perpetuazione di pratiche dilatorie produttive di irreparabili disutilità nella gestione della quotidianità degli uffici.

Arrivano poi al pettine due ulteriori questioni di natura squisitamente patrimoniale, che vedono a vario titolo interessati pressochè tutti gli operatori della Polizia di Stato.

Partiamo dal gruppo di vincitori dei vari concorsi interni indetti nel corso degli ultimi anni, e segnatamente quelli da Vice Ispettore – ma le medesime riflessioni possono essere mutuate anche per i vincitori dei concorsi interni per Commissari – assegnati a fine corso a sede diversa da quella di provenienza. Si tratta approssimativamente un paio di migliaia di interessati ai quali, secondo gli stabilizzati canoni ermeneutici statuiti dalle Corti amministrative, va riconosciuta l’indennità di trasferimento d’ufficio per i primi 24 mesi di applicazione nella nuova sede di servizio.

Lo scorso mese di novembre, all’indomani della pubblicazione di una serie di sentenze del Consiglio di Stato che nell’accogliere i ricorsi di personale militare avevano sancito principi pacificamente replicabili anche per gli appartenenti al Comparto Sicurezza, avevamo sollecitato l’Amministrazione ad adeguarsi all’evoluzione giurisprudenziale, scongiurando il massivo contenzioso che sarebbe altrimenti stato prevedibilmente azionato.

L’ostinata resistenza manifestata con i riscontri alle numerose intimazioni presentate sulla base delle nostre indicazioni, con cui nei fatti è stata riaffermata la desueta tesi demolita dalle univoche pronunce delle Corti, ha dimostrato come, ancora una volta, la strategia dell’Amministrazione sia stata quella di calciare il pallone in tribuna, con la speranza che nel frattempo qualche evento straordinario potesse cambiare le regole del gioco.

Lungi dall’andare incontro ai disperati auspici in menzione, le più recenti sentenze hanno confermato l’orientamento favorevole alle rivendicazioni del personale. Diritti per far affermare i quali abbiamo messo in moto la nostra macchina organizzativa, onde raccogliere l’adesione ai ricorsi che stiamo promuovendo a livello nazionale a beneficio di quanti si trovano nella descritta condizione.

Vorremo a questo punto capire dalla viva voce di chi è investito della responsabilità politica ed amministrativa al massimo livello se questo metodo dilatorio, che mette il personale nella condizione di doversi rivolgere alla giustizia per poter ottenere quanto pacificamente gli spetta, a tacere dei profili di ordine morale che vengono in rilievo, sia o meno condiviso dagli odierni autorevoli interlocutori. E se gli stessi non ritengano sia il caso di rimettere in discussione un approccio che si discosta rumorosamente dai principi di buona fede e correttezza che dovrebbero presidiare il rapporto di lavoro.

Nei medesimi termini avvertiamo la necessità di apprendere se un altro, ed altrettanto impegnativo fronte, sia stato oggetto di una qualche riflessione. Il riferimento è al diritto – sancito dapprima dalle corti sovranazionali dell’acquis comunitario, e poi progressivamente recepito dalla giurisdizione domestica – all’equiparazione retributiva tra ferie e ordinarie giornate lavorative.

La disamina dei repertori giurisprudenziali consente infatti di reperire una crescente massa di pronunce, anche della Corte di Cassazione, che ribadiscono come retribuzione dovuta nel periodo di godimento delle ferie annuali deve comprendere qualsiasi importo pecuniario che si pone in rapporto di collegamento all’esecuzione delle mansioni svolte e che sia correlato allo status personale e professionale del lavoratore. Con conseguente condanna dei datori di lavoro a riconoscere ai lavoratori l’importo corrispondente alla riscontrata differenza per tutti gli anni non coperti dalla prescrizione.

Non è di secondaria importanza osservare che secondo i giudici rientrano nella retribuzione presa a riferimento ai fini dell’equiparazione in menzione tutte le voci di indennità che siano in connessione funzionale con le mansioni tipiche. Il che autorizza a ritenere che i medesimi principi debbano valere anche per il personale della Polizia di Stato. E dunque l’alternativa, ancora una volta, è tra il fingere che non stia succedendo nulla o il valutare come poter affrontare questa ennesima sfida secondo una prospettiva che eviti l’insorgenza di un massivo contenzioso in esito al quale, oltre al ristoro del dovuto in termini di capitale, i conti pubblici verrebbero gravati anche dalle spese legali sostenute per affrontare le controversie. Noi confidiamo che la ragionevolezza e l’oggettiva convenienza ad individuare una soluzione stragiudiziale, magari con la sottoscrizione di un accordo che stabilisca una graduale attribuzione delle somme spettanti, possa essere sperimentata come soluzione ottimale.

Di questo, e di tutto quant’altro precede, vorremmo insomma poter parlare nell’incontro del 3 settembre, cogliendo questa occasione per iniziare una franca discussione e dare avvio ad un cambio di passo nel trattare delle politiche, economiche ed ordinamentali, che riguardano il personale. Con l’assunzione di precisi impegni reciproci che contribuiscano a ristabilire un virtuoso equilibrio nelle relazioni sindacali, reso oggi decisamente precario dalle scelte unilaterali e dalle promesse non seguite dai fatti che hanno caratterizzato l’agito della parte datoriale degli ultimi mesi.

Con sensi di elevata stima, cordialissimi saluti.

Il Segretario Generale

Felice ROMANO

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