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Monito della Corte di Giustizia Europea alla Polizia italiana per discriminazione a causa di un tatuaggio all'altezza della gonna

3 settembre 2026 · Stefano Caponi Dev

Monito della Corte di Giustizia Europea alla Polizia italiana per discriminazione a causa di un tatuaggio all'altezza della gonna

Felice Romano, Segretario Generale del SIULP, il primo sindacato della Polizia di Stato e di tutto il comparto Sicurezza, oltre che dei comparti Difesa e Soccorso Pubblico, è stato intervistato oggi in esclusiva da Gaia Neiman, giornalista del prestigioso quotidiano online europeo “EUobserver”. Il sito è considerato una delle prime testate in lingua inglese interamente dedicata alla copertura giornalistica degli affari politici ed economici dell’Unione Europea.

L’intervista riguarda il caso della candidata esclusa dalla Polizia di Stato per un tatuaggio sul polpaccio. Romano sottolinea come da sempre il SIULP consideri anacronistiche alcune normative in materia di reclutamento ancora in vigore, al pari di altre rivendicazioni storiche del SIULP, come quella relativa ai giovani affetti da favismo o da celiachia, che la stessa Corte Europea ha accolto.

Di seguito l'intervista nella sua stesura originale in inglese e la relativa traduzione in italiano.

https://euobserver.com/235228/italian-police-found-guilty-of-discrimination-over-skirt-level-tattoo/


Monito della Corte di Giustizia Europea alla Polizia italiana per discriminazione a causa di un tatuaggio all'altezza della gonna Di Gaia Neiman, Bruxelles, 3 settembre 2026 17:28 La Corte di giustizia dell'Unione Europea ha stabilito, in un parere, che la polizia italiana si è resa responsabile di discriminazione di genere nel processo di reclutamento, a seguito del rifiuto della candidatura di una donna. Circa il 15% del corpo di polizia italiano è composto da donne, ma la tradizione prevale ancora rispetto a questioni di estetica: i tatuaggi devono essere coperti dagli abiti, soprattutto quando si è in presenza di uniformi di gala, che nel caso delle donne prevedono l'uso della gonna. Questa procedura ha impedito a una candidata di proseguire la sua candidatura per entrare a far parte della Polizia di Stato a causa di un piccolo tatuaggio floreale sulla parte superiore del polpaccio, che sarebbe stato visibile se avesse indossato l'uniforme di gala. La ricorrente ha impugnato il regolamento della polizia. Giovedì 3 settembre, l'avvocato generale dell'UE presso la Corte di Giustizia in Lussemburgo si è pronunciato a suo favore. "Se fosse stata un uomo la signora HG non sarebbe stata esclusa dalla procedura di selezione solo perché ha un tatuaggio sul polpaccio", ha affermato l'avvocato generale della Corte di giustizia dell'UE, Tamara Ćapeta, nel suo parere. Ćapeta ha poi sottolineato che queste due norme, agendo in combinazione, sono discriminatorie e che in molti Stati membri come Irlanda, Spagna, Polonia e Romania, i pantaloni sono l'uniforme standard per tutti, mentre la gonna rimane facoltativa in determinate circostanze. Il diritto dell'UE consente la distinzione in base al sesso se è necessaria per soddisfare un'effettiva esigenza professionale, ma una uniforme specifica di genere, non rientrava in questi criteri. "Oggi le donne hanno dimostrato di essere, sotto ogni aspetto, perfettamente in grado di svolgere le stesse mansioni degli uomini", ha dichiarato Felice Romano, segretario generale della SIULP, il più grande e antico sindacato dei poliziotti in Italia”. Romano ha definito il caso "un'assurdità culturale e una violazione dei diritti umani", ha dichiarato ad EUobserver. Romano ha anche auspicato una riformulazione dell'obsoleta intolleranza verso i tatuaggi "in linea con la società odierna", dato che oltre un italiano su dieci ha un tatuaggio. Il parere di giovedì ha sottolineato gli sforzi compiuti da alcuni Stati membri per compensare la scarsa presenza femminile in un settore eccezionalmente dominato dagli uomini, allentando i criteri sull'aspetto fisico per incentivare le donne ad arruolarsi. Le forze armate tedesche, ad esempio, hanno regole meno rigide in materia di aspetto delle soldatesse rispetto a quelle per i soldati uomini per quanto riguarda acconciature e gioielli, al fine di promuovere la partecipazione femminile. La decisione finale della Corte su questo caso sarà pubblicata dopo la sentenza dell'avvocato generale.

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