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Previdenza dedicata e criticità ordinamentali. Richiesta urgente di convocazione di un tavolo di lavoro.

· SIULP - Sindacato Italiano Unitario Lavoratori di Polizia

Previdenza dedicata e criticità ordinamentali. Richiesta urgente di convocazione di un tavolo di lavoro.

Signor Ministro dell’Interno,

Signor Ministro della Pubblica Amministrazione,

 

       siamo consapevoli di quanto sia difficile, soprattutto in una congiuntura condizionata da molteplici scenari critici che investono lo scacchiere geopolitico e che, a tacer d’altro, riverberano i loro nefasti effetti sul già provato stato dei conti pubblici interni, riuscire a conciliare le esigenze di adeguamento normativo del sistema Paese con le incombenze imposte da un’agenda che continua a vedere modificato l’ordine delle priorità.

       Una complessità che, ancora una volta, come da tanto, troppo tempo purtroppo accade, rischia di vedere i temi della sicurezza relegati ai margini del dibattito nonostante l’attenzione che l’azione del governo pone su questo diritto dei cittadini e degli operatori che la garantiscono.

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       Sarebbe ingeneroso negare l’ampiezza degli sforzi posti in essere dall’attuale esecutivo per contrastare il flagellante incedere dell’accesso alla quiescenza e delle migliaia di posizioni lavorative, soprattutto quelle ad elevato know how professionale, lasciate vacanti che una lettura improntata ad onestà intellettuale non può negare siano l’ineluttabile conseguenza di opinabili scelte risalenti all’inizio del secolo corrente.

       Ma è altrettanto palese che la spinta della leva assunzionale, per quanto la si possa apprezzare, resta ampiamente perfettibile. Sia in termini quantitativi, permanendo i perniciosi vuoti di organico accumulati in precedenza, che qualitativi, appunto perché, come dianzi si è detto, non basta immettere nuovi operatori dei ruoli di base senza promuovere un corrispondente consolidamento delle componenti intermedie, e nello specifico quella degli Ispettori.

       Non è dunque un capriccio la nostra insistenza sulla necessità di provvedere quanto prima, anche con procedure straordinarie – quale la vexata quaestio dello scorrimento della graduatoria del concorso interno per 411 posti da Vice Ispettore – a tamponare l’emorragia in corso nella zona centrale della piramide gerarchica, quella che dovrebbe fare da raccordo tra la componente deputata alla direzione degli uffici e quella operativa preposta ad eseguirne le indicazioni.

       Invero la problematica degli organici, anche quelli della carriera dirigenziale, è di drammatica attualità per plurimi versanti di osservazione. Tutti però riducibili a fattori comuni.

       Rilevano in primo luogo le antinomie che rendono incoerenti, se non contraddittori, gli obiettivi perseguiti da provvedimenti, normativi e ordinamentali, in fase di elaborazione.

       Il DDL Forze di Polizia non sembra, quantomeno nella stesura inviata alle Camere, dare risposte alle difficoltà con cui si misura l’apparato né offre risposte alle aspettative del personale. Le misure immaginate, ove non intervenissero opportuni massicci emendamenti, non sarebbero incisive nemmeno a livello superficiale. E non troverebbero una continuità logica soprattutto con quanto dispone la bozza dell’Atto Unico Ordinativo che, così come ci è stata presentata, muove da presupposti che ignorano il dato di realtà. Segnatamente quello di una incolmabile divaricazione tra l’organico minimo necessario e quello con cui, invece sono costretti a fare i conti gli uffici nella quotidianità che rende velleitaria ed implausibile l’impostazione seguita.

In tutto ciò resta irrisolta la questione previdenziale che meriterebbe ben altra dedizione. E non parliamo solo della c.d. previdenza dedicata, che ha visto l Governo impegnarsi a convocare un tavolo di confronto con le rappresentanze dei lavoratori accogliendo la richiesta avanzata in sede di sottoscrizione del contratto di lavoro.

       Approssimandoci alla oramai prossima scadenza del termine in parola confidiamo in una quanto più solerte convocazione, magari anticipata da un confronto propedeutico nel quale definire  sin da subito, nel caso in cui non siano prontamente reperibili fondi con cui poter integrare quanto sin qui accantonato, una strategia per una progressiva alimentazione della dotazione richiesta, purché questa sia cadenzata con tempi certi così da rendere immediatamente attuativo un istituto che la categoria reputa essere indispensabile e non più rinviabile.

        Il che, beninteso, non può essere considerato esaustivo dell’argomento in trattazione. In primo luogo perché il raffronto con altre Amministrazioni del Comparto restituisce ancora oggi l’evidenza di trattamenti di maggior favore riservati al personale militare. E non solo a quello dei ruoli superiori. Né può bastare a placare lo sconforto la constatazione che la Consulta, con una storica sentenza, abbia giudicato questa disparità come non contrastante con i principi costituzionali atteso che nella medesima sentenza la suprema Corte evidenzia come in tema previdenziale il potere legislativo ha ampio margine di intervento. E tanto ha sottolineato pur enfatizzando il differente status esistente tra mondo militare e forze di polizia ad ordinamento civile. Una statuizione che, in quanto resa dalla più prestigiosa curia domestica e munita della massima autorevolezza, non può tacitare le legittime rivendicazioni della nostra comunità. Che si trova a dover fare i conti con gli onerosissimi costi da sostenere per il riscatto degli anni universitari, e non si rassegna, giustamente, a prendere atto che a tale stregua viene certificato il sostanziale svilimento di chi, diversamente dagli omologhi delle amministrazioni militari, si vede investito della delicatissima funzione di mantenere l’ordine e la sicurezza pubblica, con tutto ciò che ne discende in termini di responsabilità.

       Ma c’è di più.

       Con la conversione in legge del D. L. 23/2026 sono state previste alcune valorizzazioni dei percorsi di studio di chi accede al ruolo degli Ispettori della Polizia di Stato, dei Marescialli dell’Arma dei Carabinieri e di quelli della Guardia di Finanza partecipando a concorsi pubblici che come titolo di studio richiedono il possesso di una laurea. Se ciò per un verso rende ancora più incomprensibile l’atteggiamento di indifferenza per il deteriore trattamento che continua ad essere riservato ai vincitori dei concorsi per il ruolo direttivo, per l’altro dimostra, una volta ancora, la preferenza accordata al personale delle amministrazioni militari. Perché infatti, mentre i nostri ispettori il periodo della durata legale del corso di laurea viene riconosciuto solo ai fini della determinazione dello stipendio, per i marescialli delle consorelle militari i benefici sono estesi anche alla componente previdenziale.

       Il che già costituisce uno, non l’unico ma comunque determinante, sintomo utile a comprendere la crisi di vocazioni che interessa tutti i concorsi pubblici per accedere ai vari ruoli della nostra Amministrazione. Non sveliamo di certo un segreto se affermiamo che ci sono centinaia di posti non coperti persino nel concorso per Allievo Agente, quando invece i concorsi per le altre Forze di Polizia, in specie quelli per i ruoli intermedi, oltre ad essere maggiormente approcciabili da un punto di vista della preparazione richiesta, offrono migliori prospettive di sviluppo di carriera ed economiche oltre che previdenziali.

       Ecco allora che diventa impensabile l’ipotesi di lasciare immutata la cornice ordinamentale che non attribuisce alcun tipo di riconoscimento ai percorsi di studio compiuti da quanti, siano essi funzionari, ispettori o componenti della Banda Musicale, sono entrati a far parte dei ruoli della Polizia di Stato in procedure di selezione che prevedevano quale indefettibile presupposto il possesso di un titolo di studio universitario.

       Urge insomma una riflessione ad ampio spettro che vada oltre l’impegno assunto al tavolo contrattuale. La previdenza dedicata, beninteso, deve trovare una immediata attuazione, anche a costo, come detto poc’anzi, di andare alla ricerca di approvvigionamenti di risorse progressivi, onde attutire gli effetti di un altrimenti estremamente doloroso passaggio dalla vita professionale attiva alla quiescenza.

       Ma nel medio periodo dovranno essere reperiti fondi per rendere strutturali interventi a sostegno di politiche di gestione del personale appropriate alla sempre più elevata qualificazione professionale pretesa, anche agevolandone l’inserimento nei contesti sociali in cui sono chiamati a prestare  servizio, in primis attivando sinergie con le amministrazioni locali per rendere fruibili soluzioni residenziali alla portata di una capacità reddituale che fatica a tenere il passo impresso da un costo della vita influenzato dalla crisi delle catene di approvvigionamento.

       Per tutte le ragioni su esposte siamo formalmente a richiedere un confronto con il Ministro Piantedosi in attesa di conoscere la data di convocazione del tavolo sulla previdenza dedicata cogliendo l’occasione per inviare cordialissimi saluti e sensi di elevata e rinnovata stima.

Il Segretario Generale

Felice ROMANO

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