Direttivo Nazionale – documento finale 15 aprile 2015

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Ultimo aggiornamento 19/06/2019

DIRETTIVO NAZIONALE

Roma 15 aprile 2015

Il Direttivo Nazionale del SIULP, riunitosi in data odierna, presso la sede nazionale in Roma

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APPROVA

La relazione introduttiva e le conclusioni del Segretario Generale

SENTITA

La relazione dei Sindaci Revisori dei Conti

APPROVA

Il bilancio consuntivo dell’anno 2014 e quello preventivo per l’anno 2015

CONDANNA

Nettamente e senza alcuna ombra di dubbio, qualsiasi dichiarazione di dipendenti della Polizia di Stato inneggianti l’irruzione nella scuola Diaz durante il G8 del 2001. Tali enunciazioni rappresentano esclusivamente chi le fa e non l’Istituzione Polizia ed i suoi appartenenti. Chi inneggia ad azioni che sfociano in violenza non va ignorato, bensì isolato dal contesto operativo; giacché simili fatti devono rappresentare un monito per la nostra Istituzione, affinché fatti come quello del G8 non abbiano più a verificarsi.

AUSPICA

Che l’Amministrazione recuperi la sensibilità verso le relazioni sindacali che rappresentano il vero limite ad esternazioni estemporanee dei singoli, che trovano vigore proprio nelle iniziative di delegittimazione della rappresentanza sindacale, in quanto elemento di sbarramento e di emarginazione di ogni iniziativa, singola o di gruppi, che tenta processi involutivi e di revanscismo lontano dalla cultura democratica che è ormai patrimonio radicato e diffuso delle donne e degli uomini della Polizia di Stato, grazie all’opera incessante del Sindacato confederale quale è il SIULP.

INVITA

L’Amministrazione ad aprire il tavolo di discussione per il rinnovo dell’Accordo Nazionale Quadro, sollecitato anche dalle nuove esigenze funzionali, ma che non può prescindere dal rinnovo contrattuale.

IMPEGNA

La Segreteria Nazionale affinché assuma tutte le iniziative che riterrà opportune, in modo che il Governo riaffermi, all’interno del DEF, il ruolo determinante della sicurezza rispetto allo sviluppo del Paese e si renda parte attiva, in tempi brevi, per l’emanazione di un provvedimento legislativo per la revisione ordinamentale delle carriere degli appartenenti alla Polizia di Stato, unitamente a quelle delle funzioni e del modello. Inoltre, che la stessa Segreteria solleciti il Governo, nell’ambito della revisione dell’organizzazione del modello complessivo della sicurezza, a cui intende adempiere, a non prescindere dalla valorizzazione dei lavoratori delle Forze di Polizia che è il caposaldo della legge 121/81 e l’unico elemento per un nuovo ma efficace sistema. Analogo impegno va tenuto dal vertice nazionale nella vigilanza e tutela della difesa del ruolo civile dell’Autorità di P.S., anche nel paventato progetto governativo di riordino degli enti prefetture e nel preservare la specificità della funzione di polizia, la cui garanzia è rappresentata dalla terzietà del nostro agire, nel quadro delle procedure finalizzate alla definizione del ruolo unico dirigenziale in modo che il Comparto Sicurezza resti fuori da tale processo di unificazione. Contestualmente, condividendo l’esigenza di un processo riformatore anche per la dirigenza della Polizia di Stato, rivendica con urgenza una delega per il riassetto ordinamentale di tutti i ruoli in modo da ridisegnare un’architettura delle carriere e delle funzioni che, nel rispondere al meglio al processo di riforma previsto dal c.d. “decreto Madia”, preveda anche una valorizzazione del personale che dia futuro ad uno sviluppo delle funzioni e dell’impegno profuso in modo da premiare professionalità e meritocrazia.

AUSPICA

In relazione alla sentenza CEDU di Strasburgo, con la quale la Suprema Corte ha statuito anche per il personale delle Forze Armate e delle Forze di Polizia ad ordinamento militare il diritto ad avere il sindacato, che si riapra anche la discussione per il definitivo superamento dei limiti per le piene libertà sindacali anche per i Poliziotti. A distanza di 34 anni dalla L.121/81 e della collaudata affidabilità che il Sindacato nella Polizia di Stato ha dimostrato, corroborando ogni iniziativa di evoluzione democratica ed efficienza, mantenere il limite alla piena libertà sindacale è anacronistico e antistorico.

ESPRIME

Ringraziamenti al pm Nadia Calcaterra per aver proposto ricorso contro la decisione del Giudice di Varese che ha assolto Giuseppe Pegoraro con la formula “il fatto non sussiste” dall’accusa di tentato omicidio nei confronti dei due poliziotti che bloccarono la sua fuga durante la follia omicida, condannato all’ergastolo per l’assassinio del sindaco Laura Prati,

Contestualmente, pur nel rispetto indiscusso dell’autonomia della magistratura e per le sentenze che la stessa emette,  esprime perplessità e sbigottimento per l’assoluzione del Pegoraro, atteso che da tale decisione può scaturire, con tutto quello che da ciò può discendere, il principio che sparare su due poliziotti pervicacemente e in modo volontario con armi dalle chiare caratteristiche e potenzialità atte ad uccidere, non costituisca reato.

Nell’attesa di leggere la sentenza per comprendere quale sia stato il ragionamento, e i riferimenti giuridici, giurisprudenziali o normativi in funzione dei quali si sia arrivati ad una sentenza simile, non può che ribadire forti preoccupazioni per la tutela e l’incolumità dei singoli poliziotti, ma anche per la tenuta del sistema sicurezza che deve garantire l’ordine e la sicurezza pubblica, l’incolumità e la sicurezza di singoli cittadini oltre che le istituzioni democratiche.

Non può sottacersi, infatti, la preoccupazione, qualora dovesse passare questo principio che sparare sui poliziotti non costituisce reato, di tutti gli appartenenti alle forze di Polizia che dovrebbero far propria la convinzione che la scelta di servire lo Stato e le Istituzioni democratiche con un’uniforme contenga, in automatico, la consapevolezza che il sacrificio della propria vita non è punibile penalmente e che, in quanto tale, siffatta privazione è consentita a chicchessia.

Le donne e gli uomini in uniforme, nel momento in cui hanno scelto di servire il proprio Paese per poco più di 1300 euro al mese, sapevano ed erano consapevoli di non essere cittadini con pieno diritto di cittadinanza, come garantito dalla Costituzione a tutti gli altri, giacché tale scelta impone limiti e compressioni delle libertà individuali che non trova eguale in altre professioni. Da qui, però, al dover prendere atto che anche per la giustizia dobbiamo essere considerati cittadini di serie “B”, al punto che chi spara ai poliziotti  con l’intenzione di ucciderli non commette reato, è veramente difficile, per non dire impossibile, da accettare, divenendo devastante, sia per l’aspetto motivazionale che per l’equilibrio di cui necessitiamo per continuare a fare serenamente il nostro servizio a difesa dei cittadini e della sicurezza che, non di rado, comporta anche il sacrificio estremo della propria vita per salvare quella degli altri.

Per questo ripone fiducia nell’azione del PM che ha proposto appello per rivedere la decisione del Giudice di Varese, dando mandato alla Segreteria Nazionale di intraprendere tutte le idonee iniziative affinché anche chi spara sui poliziotti ne  risponda penalmente.

APPROVATO ALL’UNANIMITA’

Roma, 15 aprile 2015

 

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