Io Ricordo – Dalla memoria all’impegno contro le mafie

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Ultimo aggiornamento 11/09/2015

Giada Li Calzi – Ruggero Gabbai – Arianna Pabis (a cura di)

IO RICORDO

Parlano i familiari delle vittime di mafia

isbn 978-88-8391-379-2

pp. 328 / euro 18,00

[2012]

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parte del ricavato andrà devoluto alla onlus Fondazione Progetto Legalità per il finanziamento delle attività formative che la fondazione svolge sul territorio siciliano

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Prefazione di Ferruccio de Bortoli

In collaborazione con Fondazione Progetto Legalità onlus

in memoria di Paolo Borsellino e di tutte le altre vittime della mafia

Una Sicilia diversa: quella che paga un altissimo tributo di sangue e dà prove intense di coraggio e passione civile. Vent’anni dopo le stragi che uccisero Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, esce il libro che raccoglie le testimonianze dei familiari di vittime della mafia, a loro volta protagonisti del film Io ricordo.

Testimonianze importanti che offrono uno spaccato delle oltre trecento storie che devono essere raccontate e i cui nomi, per questo, sono ricordati in copertina. Ogni racconto è contestualizzato da un inquadramento storico, politico e giornalistico curato da Arianna Pabis e introdotto da Ruggero Gabbai, regista del film.

Un libro attualissimo per evitare che si affermi il pensiero che le mafie siano affare di pochi e questione solo di magistrati, o che la notizia di una vittima di mafia possa fermarsi allo spazio della cronaca, senza tradursi in inchiesta e testimonianza civile.

Diceva Paolo Borsellino che “non sono le istituzioni a far grandi gli uomini, ma gli uomini a far grandi le istituzioni”.

Chi non ricorda non sa. Chi sa non deve dimenticare.

Perché “le parole volano, gli scritti restano, ma gli esempi educano”. E questo Paese ha bisogno di tornare ai buoni esempi.

Gaetano Paci – magistrato, presidente di Fondazione Progetto Legalità onlus

Io ricordo racconta le storie di Antonino Agostino e la moglie Ida Castellucci i cui genitori sono ancora in attesa di verità; Giuseppe Alfano, giornalista scomodo in provincia di Messina; Roberto Antiochia poliziotto rientrato dalle ferie dopo l’omicidio di Beppe Montana e ucciso nell’agguato al commissario Ninni Cassarà; Barbara Rizzo con i gemelli Salvatore e Giuseppe Asta uccisi per un’autobomba destinata al giudice Carlo Palermo; Paolo Borsellino, insieme alla sua scorta, la cui vicenda è di profonda attualità; Pietro Busetta cognato di Tommaso Buscetta vittima della vendetta trasversale della mafia; Rocco Chinnici, magistrato, per primo intuì la necessità di lavorare in squadra e andare nelle scuole; Giuseppe Di Matteo, sciolto nell’acido a 14 anni dopo 779 giorni di prigionia; Giovanni Falcone, ucciso con la moglie insieme alla scorta facendo saltare in aria un pezzo di autostrada; Mario Francese, tra i primi a intuire, da giornalista, la scalata al potere dei corleonesi; Salvatore e Giacomo Frazzetto, dissero no a un estorsore; Paolo Giaccone, non accettò di mutare la perizia medico-legale che inchiodava un boss; Boris Giuliano, poliziotto di razza, individuò il flusso di denaro e le rotte della droga; Libero Grassi, disse pubblicamente no al racket e fu isolato dagli altri industriali; Vito Ievolella, carabiniere, ucciso con un colpo alla schiena; Peppino Impastato, morto “suicida” sebbene l’avessero ammazzato; Carmelo Iannì, albergatore, fece smascherare i mafiosi che producevano la droga; Giuseppe La Franca, si rifiutò di cedere la terra al boss della zona; Pio La Torre, si battè per togliere le ricchezze ai mafiosi; Giovanni Lizzio commissario a Catania ucciso una settimana dopo Borsellino; Giuseppe Montalto, poliziotto penitenziario, non faceva favori ai boss in cella; Giuseppe Montana commissario di polizia, intuì che i latitanti non si allontanavano dal territorio; Antonio Montinaro, caposcorta di Falcone; Francesco Pepi, imprenditore agricolo, disse no al pizzo; Antonino Saetta, primo magistrato della giudicante ucciso mentre era insieme al figlio Stefano; dopo Gaetano Costa, il secondo magistrato a essere ucciso, sarà Cesare Terranova insieme all’agente di scorta Lenin Mancuso; Francesco Vecchio dirigente d’azienda, si rifiutò di voltare la testa dall’altra parte.

Progetto Legalità nasce nel 2003, grazie all’impegno dell’Associazione Nazionale Magistrati di Palermo. Nel 2005 si trasforma in Fondazione e diventa onlus nel 2008. Supporta le scuole offrendo loro gratuitamente metodologie, percorsi, materiali per fare educazione alla legalità, alla convivenza civile, alla cittadinanza attiva e responsabile. Il progetto, che si autofinanzia, ha sinora coinvolto oltre 4.500 classi di tutta Italia in percorsi aperti anche alle scuole carcerarie. Attualmente il presidente è Gaetano Paci, magistrato presso la Procura della Repubblica di Palermo.

Il film Io ricordo, diretto da Ruggero Gabbai, prodotto da Gabriele Muccino, Marco Cohen, Fabrizio Donvito per Indiana Production, è stato realizzato grazie al contributo e al lavoro di molte persone e, tra questi, diciassette contributori milanesi.

Ha ricevuto l’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica, il riconoscimento di Progetto Speciale da parte del Ministero dei Beni Culturali e, il 19 gennaio 2010, è stato presentato al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano al Quirinale.

 

Giada Li Calzi

Laurea in Filosofia e un master in Politiche pubbliche per la legalità e la sicurezza. Giornalista pubblicista, vive e lavora a Palermo dove dirige la Fondazione Progetto Legalità dal 2008. Ha lavorato nel settore della comunicazione, della progettazione sociale e sanitaria, della promozione della ricerca e dell’internazionalizzazione sanitaria. È dirigente esterno e consulente di pubbliche amministrazioni.

Ruggero Gabbai

Nasce in Belgio nel 1964, ma cresce a Milano. Si laurea in Fotografia e Filosofia alla R.I.T. di Rochester; nel 1993 si specializza con un master in Regia cinematografica alla Columbia University di New York, dove studia e collabora con registi come Milos Foreman, Paul Schrader, Emir Kusturica e Martin Scorsese. Nel 1994 realizza il documentario Memoria, selezionato nel 1997 al Festival di Berlino. Da allora ha diretto più di venticinque documentari in Italia e nel mondo, tra cui Io ricordo da cui è tratto questo libro. Nel 2011 viene eletto consigliere comunale a Milano ed è attualmente presidente della Commissione consigliare Expo 2015. Ha da poco terminato di girare un film sul quartiere Zen di Palermo.

Arianna Pabis

E’ nata a Milano, dove ha studiato Lettere moderne presso l’Università Statale e dove lavora come traduttrice e redattrice multimediale.

 

www.lupetti.com

 

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