La gestione dei Cpr va cambiata, poliziotti rischiano la vita ogni giorno

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Poliziotti feriti al CPR di Gradisca d’Isonzo. Romano (Siulp): “La gestione dei Cpr va cambiata, poliziotti rischiano la vita ogni giorno”.

Tre poliziotti feriti, di cui uno in modo grave: questo l’ultimo bollettino dal Cpr di Gradisca d’Isonzo in provincia di Gorizia. Il Segretario Generale del Siulp, il sindacato maggioritario del comparto Sicurezza, Difesa e Soccorso Pubblico, spiega: “Auguriamo innanzitutto pronta guarigione ai poliziotti, ma esistono oramai troppe criticità nei Centri di Permanenza. Gradisca d’Isonzo è la seconda struttura più grande in Italia come estensione, allocata però nel comune più piccolo ad ospitare un tale centro – sottolinea Romano – I due tunisini che hanno aggredito i poliziotti sono stati ovviamente arrestati, e uno dei due è stato già rimpatriato, ma è l’intero sistema di gestione che va rivisitato. I Cpr sono nati quali centri di detenzione amministrativa: il problema è che col tempo sono divenuti centri di detenzione vera e propria. E come tali dovrebbero essere trattati. Ogni giorno ci giungono notizie di tentativi di fuga, fughe, incendi, tafferugli, danni e danneggiamenti alle strutture. Questa è la realtà che si vive, e i poliziotti che lavorano in tali ambienti rischiano seriamente la loro incolumità ogni giorno”.

“Numerosi detenuti giunti a fine pena – conclude Romano – vengono inviati ai Cpr in attesa di essere rimpatriati. Tutto ciò crea ulteriore criticità in strutture già di per sé minate da equilibri molto precari. Una specie di limbo senza regole in cui il detenuto è spinto maggiormente a delinquere, rispetto al regime carcerario ben più definito e regolato. Centri che risultano poi essere obsoleti per alcune caratteristiche: a Gradisca, ad esempio, le rilevazioni delle telecamere permettono per pochi cruciali secondi a chi fugge, di avere il tempo necessario, anche se avvistato, di scavalcare determinate recinzioni. In un centro che ricordiamo lavora con grande professionalità e con un percentuale di espulsioni pari al 50%, a fronte di una media nazionale del 25/30%, ma il sistema così come si è evoluto, non va: e deve essere rivisitato”.

Roma, 11 Aprile 2024

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