SIULP: “L’unico atto dovuto è dire grazie ai poliziotti”

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Poliziotti indagati a Milano. ROMANO (SIULP): “Dall’atto dovuto alla responsabilità di gregge. L’unico atto dovuto è quello di dire grazie ai poliziotti”.

“Non si è fatta attendere la conferma che per i poliziotti la maggior preoccupazione non è rischiare la propria vita, ma dover poi entrare nella centrifuga di un sistema giudiziario da cui usciranno strapazzati nel morale e patrimonialmente massacrati. Per i quattro colleghi che a Milano hanno la sola colpa di aver fatto bene il loro lavoro, difendendosi dai colpi esplosi da un soggetto gravemente instabile che se ne andava in giro a minacciare ignari cittadini che avevano la sola colpa di incontrarlo, l’avviso di garanzia rileva l’asimmetria di un sistema penale che ignora le ricadute dell’esercizio della giurisdizione. Che mai come in questo caso appare provocare smarrimento nel comune sentire. Quei quattro colleghi non avevano alternativa a far uso delle armi. Il quadro degli eventi era vivido e non si prestava ad interpretazioni. La presenza di cause di giustificazione era incontrovertibile. Eppure l’autorità procedente ha ritenuto che la miglior forma di tutela fosse quella di indagarli, non solo chi ha risposto al fuoco, ma tutti e quattro. Così abbiamo imparato che esiste, dove non lo sappiamo, ma evidentemente da qualche parte ci sarà, la responsabilità di gregge. E intanto, giusto perché si tende a trascurare la disamina delle conseguenze di questa iniziativa giudiziaria, è il caso di ricordare come ciò che il resto del mondo chiama garanzia defensionale per i poliziotti sia l’inizio di un tribolato, affannoso percorso. Che comincia con il doversi trovare un avvocato che, giustamente, chiede di essere pagato per le sue prestazioni. A molti sembrerà un dettaglio irrilevante, ma per chi guadagna 1700 euro al mese e deve mantenere una famiglia non è esattamente una passeggiata di salute. Poi per recuperare quelle somme occorre passare sotto le forche caudine dell’ineffabile Avvocatura dello Stato, che non ha alcuna fretta di trattare le pratiche di rimborso delle spese legali. E che non perde occasione per riuscire a trasformare un poliziotto assolto in un presunto colpevole negando il rimborso delle spese legali e costringendo i malcapitati di turno ad iniziare un nuovo girone infernale per rivendicare il loro diritto al TAR. Spendendo altri soldi per un ricorso che mediamente si trascinerà per un paio di anni”.

È’ quanto dichiara Felice Romano, Segretario Generale del Siulp.

“La lezione che se ne ricava – sottolinea Romano – è che è meglio disarmarsi piuttosto che doversi armare di pazienza. E se ancora non fosse sufficientemente chiaro, la comunità delle donne e degli uomini in divisa non ne può più di essere sottoposta ad afflizioni giudiziarie avvertite come ingiuste ed eccessive mentre chi ne attenta la vita rischia pochi mesi di condanna, che non sconterà mai, per ipotesi di reato minori. L’unico atto dovuto è esprimere gratitudine a questi ennesimi servitori dello Stato che non hanno esitato a mettere a rischio la loro vita per la tutela degli interessi della generalità dei consociati. L’unico atto dovuto è che il Capo della Polizia si assicuri che l’erogazione degli anticipi per la nomina degli avvocati sia posta immediatamente a carico dell’Amministrazione. L’unico atto dovuto è prendere atto che l’impianto normativo che disciplina la fase delle indagini preliminari è inadeguato a tempi in cui il controllo del territorio sta diventando teatro di una guerriglia che i poliziotti sono chiamati a combattere disarmati di tutele. Sarà bene che qualcuno scenda dalla torre d’avorio – conclude Romano – prima che sotto quella torre si ammassi la frustrazione delle donne e degli uomini delle forze dell’ordine. Perché di forza non ne hanno più. Ma la rabbia è pericolosamente crescente”.

 

Roma, 3 Febbraio 2026

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