Vettovagliamento somministrato presso la Scuola di Nettuno

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Ultimo aggiornamento 25/03/2022

Vettovagliamento somministrato presso la Scuola di Nettuno – Disposizioni sulla gestione del tempo libero dall’insegnamento negli Istituti di formazione. Richiesta di intervento immediato e di chiarimenti

“Il corale malumore che serpeggia tra le fila dei quasi 400 Allievi che in atto stanno frequentando la Scuola di Nettuno, a cui nel prosieguo della presente si dedicherà una specifica trattazione, si presta invero a fornire lo spunto per una più generale riflessione sulla gestione degli istituti di istruzione.
Non è la prima volta che riceviamo segnalazioni sulla più che perfettibile qualità del vitto somministrato dalla mensa della storica struttura che insiste sul litorale del basso Lazio. Ed anche stavolta le lamentele dei fruitori sono state documentate con assai poco rassicuranti immagini. Non essendo alla ricerca di conquistare copertine scandalistiche, proposito che non faticheremmo a realizzare dato il materiale di cui disponiamo, ci riserviamo di porre in visione a chi di dovere gli eloquenti scatti che ci sono stati inviati.

In ogni caso, armati del nostro consueto scetticismo, non accontentandoci delle pur comprovate doglianze dei giovani Frequentatori, abbiamo chiesto a dei nostri referenti del quadro permanente di testare la qualità del servizio mensa. Quanto ci è stato da loro restituito ha confermato la pessima qualità del cibo, peraltro servito in quantità estremamente parche. Per quanto ci è dato conoscere la nuova gestione è subentrata da poche settimane, ma stante l’unanime giudizio negativo – lo ribadiamo: tanto dei frequentatori che del quadro permanente – è evidente che un immediato intervento si pone come assolutamente indifferibile.

Soprattutto perché questa criticità si è andata a sovrapporre a disposizioni della Direzione che, se possibile, sono andate ad ulteriormente acuire il disagio dei giovani colleghi.
In concomitanza con il peggioramento del vitto è stata infatti disposta anche la limitazione dell’orario di apertura dello spaccio che, mentre prima rimaneva aperto anche nel dopo cena, adesso cessa l’attività alle ore 18. È così venuta meno anche la possibilità di poter integrare, per quanto a proprie spese, lo scarso companatico servito in mensa con le pietanze, assai più invitanti – non che ci volesse poi molto – preparate dalla gestione del bar. O anche solo l’opportunità di bere il rituale caffè del dopocena in compagnia degli altri corsisti. Una misura che, da qualunque parte la si guardi, si fatica a comprendere.

E se quanto precede può essere in qualche modo ascritto alle discutibili scelte del vertice dell’Istituto di Nettuno, la decisione di imporre agli allievi la presenza all’interno dell’Istituto in concomitanza con gli orari del pranzo e della cena, anche nei giorni liberi dagli impegni didattici – ossia il sabato, la domenica ed i festivi – estesa a tutti i plessi in cui si sta svolgendo il 216° Corso di formazione, è evidentemente riconducibile ad indicazioni emanate dall’Ispettorato delle Scuole di Polizia.

Si tratta di un provvedimento davvero indecifrabile e che, in ogni caso, non pare trovare analogie nemmeno con l’impostazione adottata in periodi storici risalenti, e per i quali, almeno per quel che ci riguarda, non nutriamo alcuna nostalgia.

Saremo forse animati da insuperabili pregiudizi, ma il descritto contesto si presta ad alimentare il mai sopito timore che si stia cercando di riproporre un modello culturale che ha ben poco a che fare con il progetto disegnato dal legislatore della riforma del 1981, di cui – a questo punto malinconicamente – ci apprestiamo a celebrare il 41° anniversario.

Quel che più disturba è che, una volta ancora, anche a voler ammettere – e non è certo questa la nostra prospettiva – la sussistenza di un certo margine di autonomia nella definizione dei criteri gestionali dei corsi di prima formazione, le organizzazioni sindacali sono state tenute all’oscuro del contenuto di un provvedimento che, andando a limitare con inusitato rigore gli spazi di libertà degli Allievi, doveva pur sempre essere, se non condiviso nei contenuti, almeno partecipato.

Oltre a non aver compreso, e tantomeno condiviso, tale severa opzione, riteniamo parimenti eccessiva la estrema riservatezza in ordine all’eventuale concessione di una breve finestra di sospensione dell’attività didattica con l’autorizzazione a raggiungere le rispettive dimore. Se non altro per permettere, in specie a quanti abitano lontano dagli istituti di assegnazione, di recuperare indumenti idonei al cambio di stagione. I più svantaggiati sono per lo più, more solito, quelli provenienti dalle isole e da altre zone del meridione.

E poiché si approssima il periodo delle festività pasquali, ed essendo verosimilmente in concomitanza con le stesse che potrebbe scadere questa pausa, ci pare sarebbe maturo il momento per disvelare il se ed il quando, anche per agevolare l’acquisto di biglietti dei mezzi di trasporto a condizioni non proibitive.

Venendo a concludere, per queste ed altre questioni che, anche di recente, abbiamo avuto modo di proporre all’attenzione di codesto autorevole organo di mediazione su materie afferenti all’ambito della formazione – inter alia: incarichi di docenza – riteniamo debba essere fissato in un breve termine un tavolo di confronto per poter fornire tutti i richiesti chiarimenti, finalizzato anche a ripristinare condizioni di ordinaria vivibilità per gli Allievi.

Nelle more, ovviamente, auspichiamo, con ogni consentita urgenza, una verifica delle problematiche che interessano la Scuola di Nettuno di cui meglio si è detto nella stesura della presente. In special modo sollecitando la Direzione interessata a preoccuparsi maggiormente del benessere dei Frequentatori, tema che non sembra occupare una posizione privilegiata nella gerarchia degli impegni di chi di competenza.

Distintamente.”

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