Askatasuna, violenza e devastazione a Torino. Romano (SIULP): “Basta linciaggi in nome di una falsa democrazia e del diritto a manifestare violando la legge”.
“In ogni democrazia i conflitti sociali dovrebbero essere gestiti e risolti dalla politica. Anche la protesta, se non violenta ed esercitata nel rispetto delle regole basilari del quieto vivere civile è una delle prerogative che si possono esercitare. Ma quando i tentativi di mediazione falliscono e il diritto alla protesta si trasforma in aggressione, devastazione e soprattutto linciaggio di chi rappresenta lo Stato e la legalità, lo Stato ha il dovere di intervenire per ristabilire la legalità. La chiusura di Askatasuna, ha portato oggi quasi 15000 manifestanti per le strade di Torino. Il finale, visti i prodromi, purtroppo sembrava già scritto: non diritto alla protesta ma solo violenza e devastazione. Le immagini tremende di delinquenti certi della totale impunità che mostrano un branco di codardi linciare un poliziotto a terra con una violenza inaudita, se ce ne fosse ancora bisogno, e la prova di chi veramente deve essere perseguito rispetto a chi invece, si trova li solo per adempiere al proprio lavoro e al proprio dovere. Ci auguriamo che non serva un’altra tragedia come quella del collega Raciti per far comprendere chi sono i violenti, chi i delinquenti e chi invece tale violenza la subisce”. Così in una nota Felice Romano, il Segretario Generale del SIULP, il primo sindacato del comparto sicurezza, oltre che dei comparti Difesa e Soccorso Pubblico: “Sono vicino a tutti i colleghi feriti, oltre 15, ovviamente in particolare al collega vittima del violento linciaggio. Esprimendo contemporaneamente un plauso per la professionalità, l’equilibrio e soprattutto per il senso dello Stato che hanno dimostrato anche stasera durante l’ennesima gravissima aggressione subita. Altresì ferma condanna in tutti coloro i quali scientemente anche solo da irresponsabili, si schierano dalla parte di questi delinquenti cercando di farli passare come povere vittime del sistema e non per quello che sono: picchiatori seriali. Colleghi che considero il vanto del nostro Paese, ragazzi che non hanno esitato a prendere servizio stamane, consapevoli di quello che avrebbero dovuto subire e che hanno puntualmente subito. Stanotte torneranno a casa vigliacchi con un passamontagna nascosto in tasca e uomini con una divisa sporca di sangue. L’Italia sia fiera dei nostri uomini in divisa”.
Roma, 31 Gennaio 2026






