Scritta vergognosa su tomba di famiglia Emanuele Petri. ROMANO (SIULP): “Un vero e proprio sfregio allo Stato. Parole che testimoniano come il pericolo del terrorismo sia ancora vivo e attuale”.
Nei giorni scorsi, al cimitero di Tuoro al Trasimeno dove Emanuele Petri è sepolto nella cappella di Famiglia, sono comparse parole vergognose e ignobili nei confronti del poliziotto rimasto vittima delle Nuove Brigate Rosse il 2 marzo del 2003: “Grazie Mario e Desdemona compagni, sbirri infami”. Queste le parole orribili, chiaramente inneggianti a Nadia Desdemona Lioce e Mario Galesi. Un passante ha notato l’orrenda frase e ha sposto denuncia ai Carabinieri i quali sono alla ricerca dell’autore della vile scritta: “Nell’esprimere la più ferma condanna, a nome mio e di tutto il SIULP, nei confronti di questo atto vile e terrificante, il mio pensiero va alla famiglia di Emanuele e di tutte le persone che hanno sofferto l’atrocità di una vittima del terrorismo. Tutti coloro che vivono per la legalità, per la giustizia e per la democrazia non meritano vicende così tristi e disumane”. Così in una nota Felice Romano, Segretario Generale del SIULP, il primo sindacato della Polizia di Stato e di tutto il comparto Sicurezza, oltre che dei comparti Difesa e Soccorso Pubblico: “Emanuele Petri venne ucciso il 2 marzo 2003 durante una delle attività di controllo del territorio posta in essere a tutela dei cittadini, della sicurezza collettiva e dello Stato. Dopo aver assassinato Massimo D’Antona e Marco Biagi, i due non esitarono ad ammazzare anche Petri reo di svolgere il proprio servizio a garanzia della Sicurezza. I contenuti della scritta e il luogo dove si è avuto il coraggio di apporli oltre ad essere un ulteriore violenza al collega Petri, rappresentano un vero e proprio vilipendio allo Stato, quasi a voler dimostrare che non riesce a tutelare e garantire nemmeno la memoria di chi ha sacrificato la propria vita al suo servizio. Ma rappresenta anche il fatto che il focolaio dell’eversione, per quanto contrastata in modo efficace dal nostro Antiterrorismo, non è ancora stato sopito del tutto. Questo “sfregio” non è solo ad Emanuele Petri ma è diretto a tutto lo Stato e noi ci aspettiamo che lo Stato mantenga sempre vigile l’azione di contrasto senza mai tentennare né arretrare di un solo millimetro. Giacchè sono questi gesti, apparentemente attribuibili ad esaltati, che, in realtà, possono rappresentare la miccia di una nuova ondata di fanatismo e radicalismo, pericolosi per la tenuta democratica del nostro Paese”.
Roma, 5 Giugno 2026






