DL Sicurezza 2026, il SIULP: “Servono integrazioni per il ruolo Ispettori e scorrimento graduatoria 411 Vice Ispettori”

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D.D.L. approvato dal Consiglio dei Ministri il 14 luglio 2026 recante “Disposizioni in materia di sicurezza e per la prevenzione del disagio giovanile, nonché di ordinamento, organizzazione e funzionamento delle Forze di polizia e del Ministero dell’Interno”. 
Mancata previsione disposizioni ordinamentali relative al ruolo degli Ispettori.
Mancato scorrimento della graduatoria del concorso per 411 Vice Ispettori.
Indefettibili le integrazioni da approntare nel corso dei lavori parlamentari.

Alla cortese attenzione del Signor Capo della Polizia-Direttore Generale della P.S., Prefetto Vittorio Pisani.

       Illustrissimi,

       avete in prima persona avuto modo di intrattenervi con gli operatori della Polizia di Stato che hanno testato sulla loro pelle, e non è un modo di dire, il livello raggiunto dal progressivo incremento dell’intensità e della pericolosità delle aggressioni organizzate contro i nostri reparti. 
       È oramai a tutti evidente quanto da tempo andiamo denunciando. L’obiettivo non sono più forme di protesta contro organi istituzionali, e tantomeno manifestare pro o contro chi viene ritenuto responsabile di aver dato avvio a conflitti che alimentano fibrillazioni nello scacchiere geopolitico internazionale. La nuova strategia, che tanto nuova a dire il vero non è visto che ripercorre la via indicata dai cattivi maestri degli anni di piombo, è seminare scie di sangue colpendo chi viene fisicamente chiamato a salvaguardare nella quotidianità l’ordine democratico, presidiando piazze dove la temperatura della tensione sociale continua ad essere artificialmente innalzata. 
       Si vuole il morto, se più d’uno tanto meglio, di chi indossando la divisa rappresenta lo Stato per celebrare la superiorità della capacità militare che il fronte antagonista è in grado di esprimere. E purtroppo in questi giorni abbiamo preso atto di come non sia così irrilevante la composizione della platea affascinata, magari anche solo come prospettiva elettorale, da questo ritorno al passato. 
       Abbiamo ovviamente apprezzato, oltre a quelle degli autorevoli destinatari della presente, tutte le dichiarazioni di vicinanza e di solidarietà manifestate da quella che, a dispetto di quanti coltivano il mito della rivolta come strumento di affermazione politica, è la maggioranza silenziosa del Paese. 
       Ma fatichiamo a comprendere se vi siano, e quali semmai siano, i fatti che seguiranno le rituali esternazioni di sostegno. 
       Lo diciamo perché la sensazione ricavata dall’osservazione del dibattito politico in corso è che, una volta ancora, l’agenda delle priorità non preveda alcun appuntamento con i temi che interessano la nostra categoria. Che non sono, come qualche superficiale commentatore potrebbe essere portato a pensare, meramente patrimoniali. 
       Ai malpensanti sarebbe agevole replicare che abbiamo firmato il recente contratto, e ci siamo spesi con i nostri rappresentati per far comprendere quanto fosse importante portare a casa questo risultato il prima possibile, perché eravamo pienamente consapevoli degli stringenti vincoli imposti dall’Europa ai nostri conti pubblici, messi ad ulteriore dura prova dalle pressioni originate dalle turbolenze geopolitiche in essere. 
       Abbiamo dimostrato ancora una volta di saper scegliere tra la convenienza della demagogia ed il senso di responsabilità, e con noi anche tutti gli appartenenti alla nostra base di riferimento. 
       Non vorremmo però che ci fosse chi si abbandona ad equivoci restituiti da una distorta apparenza scambiando la nostra maturità e responsabilità come sintomo di debolezza, pensando di poterne approfittare per accantonare sine die rivendicazioni che, è opportuno ricordarlo ai distratti, sono serventi non solo a lenire le gravi sperequazioni da lungo temo sopportate dai colleghi, ma anche, se non soprattutto, ad assicurare e migliorare la funzionalità dell’Amministrazione. 
       Ad alimentare questa nostra deflessione dell’umore, andamento inverso rispetto all’irritazione che proviamo, è, oltre alla generalizzata assenza di risposte su vari versanti di irrisolte criticità, la constatazione, nonostante le ripetute rassicurazioni ricevute anche in momenti solennemente istituzionali che nel il D.D.L. licenziato dal Governo lo scorso 14 luglio avremmo trovato tutte le norme estromesse dal decreto legge approvato, che a dispetto dell’altisonante rubrica che rinvia ad un contenuto rivolto a misure su “ordinamento, organizzazione e funzionamento delle Forze di polizia e del Ministero dell’interno”, non vi sia pressoché nulla di ciò che ci aspettavamo e che ci era stato assicurato. E non perché fossimo portatori di aspettative eccessive o stravaganti. Quelle che avevamo si fondavano su precise e referenziate assunzioni di impegno frutto di un lungo e defatigante confronto con l’Amministrazione e lo stesso governo. 
       Invero ciò che non troviamo all’interno del progetto legislativo che siamo a criticare è quanto ci avevano anticipato e dato come di imminente realizzazione proprio coloro che sono oggi destinatari di queste nostre doglianze. Dunque autorevolissimi esponenti dell’Amministrazione e dell’esecutivo che, intervenendo ai lavori del Consiglio Generale del Siulp del maggio del 2025, avevano solennemente annunciato alla platea dei nostri esponenti territoriali il prossimo varo di un decreto legge con numerose disposizioni ordinamentali, buona parte delle quali sarebbe stata dedicata a recuperare i logoranti effetti riverberati dal vigente assetto normativo sui ruoli degli Ufficiali di P.G. e in particolare su quello degli ispettori.
       Favorevolmente sorpresi da quelle dichiarazioni, perché straordinariamente in armonia con le nostre progettualità sindacali e con l’esito dei confronti avuti, ci eravamo lasciati affascinare da quella che si è poi rivelata essere l’illusione di aver raggiunto il coronamento di anni di defatiganti confronti a tutto campo, intrattenuti sia con i vertici dell’Amministrazione che con rappresentanti dei governi e delle forze parlamentari delle varie legislature. 
       L’analisi del contenuto del decreto legge prima e del disegno di legge in parola ci costringono invece a dover prendere atto che, evidentemente, ci sbagliavamo. 
       Uno sbaglio però indotto dalle precise assicurazioni ricevute e dall’alto significato che il SIULP ha attribuito agli illustri interlocutori. 
       Nonostante non siano mancati i percorsi legislativi all’interno dei quali potevano essere inseriti provvedimenti di essenziale importanza per invertire una rotta che avrebbe altrimenti portato la affannosa navigazione del tormentato ruolo degli ispettori verso una irrecuperabile deriva, sono sempre emerse impossibilità variamente declinate, accompagnate dall’impegno di ricalendarizzare la questione alla prima occasione utile. Occasione che secondo quanto ci era stato detto l’ultima volta lo scorso novembre, sarebbe stata il D.D.L. varato circa due settimane orsono dall’Esecutivo. 
       Alla prova dei fatti dobbiamo prendere dolorosamente atto che del riordino degli ispettori, a più riprese variamente dato per certo, e segnatamente dei due architravi su cui si sarebbe dovuto reggere il rilancio, ovvero la proroga del regime transitorio del riordino a tutto il 2029 e l’incremento dei posti da mettere a concorso per gli interni che allo stato dell’arte sono praticamente insignificanti, nel D.D.L. appena varato non vi è traccia di sorta. 
       Nulla nemmeno sullo scorrimento della graduatoria degli idonei del concorso interno per 411 Vice Ispettori, che sono stati risvegliati da una brutale doccia gelata, resa ancora più lancinante dal sospetto, a nostro avviso più che fondato, che ad aprire quell’infernale rubinetto è stato qualcuno di quanti li aveva sempre coccolati con pelose carezze. 
       Il loro risentimento, per quel che può valere, è anche il nostro, perché non più tardi di pochi mesi addietro ci erano state date solide garanzie che sarebbe stato recuperato ed avviato al corso almeno il 20% degli idonei fuori graduatoria, che per problemi di risorse non poteva essere messo nel decreto legge in fase di approvazione, sarebbe sicuramente stato ripreso nel DDL che a breve sarebbe stato licenziato. Ancora all’inizio del mese di luglio durante colloqui informali ci era stato dato anche il numero, approssimativo, pari a circa 550 unità, di quanti sarebbero stati riassorbiti da questa procedura straordinaria. 
       Il tutto, è bene segnalarlo incidentalmente, mentre a denunciare le disfunzioni arrecate dalla carenza di Ufficiali di Polizia Giudiziaria al buon funzionamento della macchina sicurezza sia la stessa Amministrazione, a significare che non stiamo parlando di vaneggiamenti indotti da riflessi corporativi ma di una analisi oggettiva e attendibile della deriva da noi denunciata.
       Non ci si stupisca a questo punto se il risentimento provato per questa ennesima delusione inferta renderà il personale refrattario all’invocazione di far prevalere il senso di appartenenza sulla disaffezione provata per la stridente divaricazione tra promesse e realtà. 
      Essere proditoriamente colpiti dalle bombe carta e dalle pietre tirate dagli antagonisti e dalle oscene attestazioni di simpatia per le loro demenziali gesta fa male, fisicamente e moralmente.
      Veder disattese rassicurazioni provenienti dai più alti livelli del nostro apparato e dallo stesso governo ferisce ancora di più e pone una seria questione di affidabilità che alimenta il sentimento della protesta quale unica strada per far valere le proprie ragioni e quelle del buon andamento dell’Istituzione. 
      Conoscendo bene a livello personale gli interlocutori cui la presente è diretta, ed anche la loro onestà intellettuale, siamo orientati ad immaginare che a far naufragare le aspettative alimentate nella categoria dalle loro indicazioni siano state istanze e centri di interesse non altrettanto sensibili alle problematiche schematizzate nell’odierna doglianza. 
      E però non possiamo far finta che abbiano trovato spazio utile misure che vanno ad accontentare altri ambiti della struttura amministrativa, che a noi non sembravano sinceramente essere su gradini più elevati nella scala delle priorità, essendovi più di un indizio che si sia scientemente preferito coltivare sfere di sensibilità tutt’altro che strategiche nella gestione della quotidianità, che deve fare i conti con settori desolatamente sguarniti, preferendo riaffermare il principio napoleonico secondo il quale, quando la base si lamenta, bisogna aumentare la “paga” agli ufficiali.
      Il Siulp, per cultura, valori, rappresentatività e responsabilità ripudia un simile postulato, anche alla luce del valore degli illustri e autorevoli interlocutori, immaginando che questa volta, al di là delle difficoltà sinora incontrate nella predisposizione del testo del DDL appena approvato in Consiglio dei Ministri, i nostri interlocutori sappiano individuare strategie e misure idonee a correggere il contenuto del provvedimento, ad iniziare per la parte inerente lo scorrimento della graduatoria del concorso dei 411 Vice Ispettori. 
      Ci sarà sicuramente margine per recuperare l’ingiustificabile omissione nel corso dei lavori parlamentari di approvazione del D.D.L., sempre che la poca sabbia che residua nella clessidra che scandisce inesorabilmente il poco tempo rimasto prima della fine della legislatura non finisca prima della definitiva approvazione. Giacché tale malaugurata ipotesi rappresenterebbe il colpo ferale nella credibilità che i citati interlocutori vantano nei confronti della nostra categoria. 
      Ma sia chiara una cosa però: d’ora in poi, lo affermiamo con tutto il senso di responsabilità che da sempre ha accompagnato il nostro agire, in assenza di concreti segnali che indichino un recupero delle aspettative frustrate dall’insoddisfacente ed insufficiente stesura del testo normativo in commento, non potremo evitare manifestazioni di protesta pubblica ed essere indisponibili ad aperture di credito non assistite da adeguati strumenti di garanzia.
      Con i consueti sensi di elevata stima, cordialissimi saluti.

Il Segretario Generale 
    Felice ROMANO 

 

2026_Lettera a Ministro e Capo su aspettative ordinamentali tradite

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