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Aumenta il rischio di nuovi conflitti sociali e i lavoratori in divisa sono oramai bersaglio costante

· SIULP - Sindacato Italiano Unitario Lavoratori di Polizia

Aumenta il rischio di nuovi conflitti sociali e i lavoratori in divisa sono oramai bersaglio costante

Violenza nelle piazze.  Romano (SIULP): “Ogni silenzio rischia di passare come un’approvazione. Aumenta il rischio di nuovi conflitti sociali e i lavoratori in divisa sono oramai bersaglio costante. A loro rivolgo massima solidarietà e l’augurio di pronta guarigione”.

“Quanto accaduto ieri durante le manifestazioni in diverse città d'Italia, con particolare gravità a Milano, Bologna, Roma e Brescia, non ha nulla a che vedere con il diritto di sciopero o con la libera manifestazione del pensiero. Si è trattato di una vera e propria aggressione premeditata e violenta contro lo Stato, le sue Istituzioni e, soprattutto, contro uomini e donne che lo rappresentano che stavano solo svolgendo il proprio lavoro per garantire la sicurezza di tutti. Il SIULP condanna senza se e senza ma questi comportamenti criminali, che minano alla radice le basi della democrazia e sgretolano la coesione sociale del nostro Paese”. È quanto dichiara in una nota Felice Romano, Segretario generale del SIULP, commentando le scene di guerriglia urbana registrate nelle ultime ore ad opera dei soliti professionisti del disordine: “È inaccettabile e indegno per un Paese civile ciò che le nostre città hanno dovuto subire, una sorta di vero e proprio sfregio. Ed è ancora più indegno che dei lavoratori, quali sono i poliziotti e gli appartenenti alle Forze dell’Ordine, debbano prendere servizio con la consapevolezza, quasi accettata da tanti, troppi per noi, che verranno aggrediti, insultati e feriti. I dati parlano chiaro: in Italia assistiamo alla drammatica media di un’aggressione alle Forze di polizia ogni 3 ore. Una mattanza silenziosa che continua nel disinteresse generale e nel silenzio quasi assordante di ancora troppe parti della nostra società. Ecco perché - sottolinea il leader del Siulp - è ineludibile puntare l’indice anche contro l’incoerenza del dibattito pubblico e del quadro politico-istituzionale. Mentre nel Paese si sta portando avanti, giustamente, una campagna massiccia e pressante sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e sulla prevenzione degli incidenti e delle morti che ne discendono — tema cruciale su cui è intervenuto con fermezza anche il Presidente della Repubblica al quale va ancora la nostra riconoscenza— assistiamo a un silenzio assordante di troppi partiti e istituzioni quando i lavoratori colpiti indossano una divisa. Come se la vita e l’incolumità fisica di chi garantisce l’ordine pubblico, la sicurezza dei cittadini e la salvaguardia della democrazia valessero meno di quelle degli altri lavoratori. Non si vedono prese di posizione nette di condanna e presa di distanza da queste scellerate azioni di devastazione, né interventi normativi e politici risolutivi per fermare questa spirale e tutelare chi difende la legalità. Infine, riteniamo doveroso lanciare l’ennesimo allarme e un accorato appello a tutte le forze sociali e politiche. La storia di questo Paese ci ha già insegnato dove portano queste degenerazioni se non vengono condannate, isolate e censurate sin da subito e da tutti, senza distinguo o giustificazionismi. Tollerare o minimizzare la violenza di piazza significa soffiare sulle ceneri, sotto le quali continua a covare il fuoco dell’eversione, di uno scontro sociale che rischia di trascinare di nuovo l'Italia verso stagioni buie, con danni incalcolabili per la tenuta democratica, la coesione sociale e lo sviluppo sereno della nostra comunità. Chiediamo a tutte le forze politiche e alle Istituzioni un gesto di responsabilità immediato, non polemiche sterili su come è stato pianificato il dispositivo della sicurezza o peggio ancora sui numeri dei poliziotti impiegati anziché sulla violenza inaudita e consolidata che in quelle piazze si registra da troppo tempo, sempre ad opera della stessa area di pensiero, soprattutto quando si è annoverato tra le file di chi grida costantemente all’allarme militarizzazione del territorio. Chiediamo una condanna ferma; tutela concreta per le Forze dell'Ordine; collaborazione coordinata e unitaria per misure idonee al fine di fermare chi scambia le piazze per un campo di battaglia. Lo chiediamo per il rispetto di chi ha donato la propria vita al servizio e tutela della sicurezza, della libertà e della democrazia del nostro Paese; per quelli che ancora oggi continuano a farlo, malgrado tutto, anche se il dubbio che vi possano ancora essere giovani disposti ad affrontare questi rischi nella nostra professione comincia a prendere sempre più corpo. E lo chiediamo per chi vuole esercitare il diritto a manifestare il proprio dissenso, pacificamente e nel rispetto delle regole e a sostegno delle proprie idee, e soprattutto per la tutela della nostra democrazia. Lo dobbiamo fare per tutti questi motivi e per le future generazioni che da tutti noi si aspettano esempi virtuosi e non involutivi”.

 Roma, 18 Ottobre 2026

 

 

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