Giochi olimpici invernali – Dotazione vestiario inappropriata – Grave disinteresse

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Giochi olimpici invernali – Dotazione vestiario inappropriata – Grave disinteresse per il benessere del personale – Richiesta di adozione di immediati provvedimenti

Pregiatissimo Signor Capo della Polizia,

facciamo seguito alla nostra precedente nota dello scorso 27 gennaio recante il medesimo oggetto inviata all’officio Relazioni Sindacali non tanto per ribadire concetti già espressi, quanto perché la situazione rischia di degradare nell’ignominia.

Dopo gli iniziali, sconcertati ed allarmanti, resoconti ricevuti dai primi operatori cui è stata consegnata la misera e a nostro parere inidonea dotazione di capi di vestiario con la quale qualcuno, incurante delle richieste avanzate dal SIULP in sede di apposita riunione, pensava potesse essere loro assicurato un sufficiente conforto, abbiamo raccolto elementi ulteriori che ci inducono ad affermare come questa ennesima debacle organizzativa, se non corretta con urgenza e adeguatamente, andrà a certificare definitivamente l’assoluto disinteresse dell’Amministrazione per le condizioni di lavoro del personale e, quindi del relativo benessere.

Non siamo in grado di capire, e per questo già abbiamo sollecitato l’accesso agli atti, quali siano state le valutazioni di chi ha ritenuto che le temperature estreme delle località dell’arco alpino in cui si svolgeranno le competizioni, interessate dalla presenza di svariate centinaia di Poliziotti per il dispositivo di sicurezza, potessero essere affrontate con due paia di calze, un fuseaux a tre quarti di gamba – ci dicono coloro che lo hanno ricevuto forse più consono ad allenamenti di danza classica che a riparare dal freddo penetrante – un sotto giubbotto, uno scaldacelo ed un berrettino in tessuto sintetico. E per non farci mancare spunti critici, una volta esaurita la scorta di quelle più performanti, pare siano state distribuite addirittura calze in filo di scozia. Come a dire, l’eleganza prima di tutto, per il resto, benessere compreso, ognuno si arrangi come può.

La frustrazione e la rabbia dei nostri operatori sono poi esplose quando hanno visto che i colleghi dell’Arma, alloggiati nelle medesime strutture – quelle si idonee e confortevoli forse perché individuate dai responsabili territoriali e per le quali abbiamo ricevuto apprezzamento e lode – tornare da quella che, per loro sì, può definirsi una vestizione idonea, con ben altro corredo. Persino occhiali da sole, di nota marca brandizzati con il logo della “fiamma” simbolo della Benemerita, che qualcuno potrebbe considerare un non essenziale omaggio alla vanità, ma che sono un importante investimento per la promozione dell’istituzione, e che evidenziano la notoria capacità del Comando Generale di capitalizzare la visibilità offerta da eventi di impattante portata mediatica.

Decisamente più rispondente alle circostanze è però la fornitura a ciascun Carabiniere di scarponcini da montagna e di pantaloni impermeabilizzati e con protezione termica rinforzata.

In genere non siamo appassionati a valorizzare differenze di poco conto che spesso restano confinate in un quadro di apparenza sotto la cui tela si possono celare anche malesseri tipici di un lavoro che risente delle rigidità determinate da una organizzazione militare.

Ma quanto precede dimostra che, se ci sono riuscite altre Amministrazioni, anche la nostra poteva sicuramente fare di più, ed assai meglio, per cercare di assicurare un più adeguato standard di benessere ai nostri operatori. A questo punto delle due Cuna.

O chi è stato investito del compito di acquisire capi idonei alle gravose condizioni atmosferiche che notoriamente caratterizzano questi ambienti non è stato in grado di farlo per quella che sarebbe una imperdonabile incompetenza. O, il che è tutt’altro che improbabile, e sarebbe ancor più grave, non è stato messo nella disponibilità economica per poter approvvigionare capi di vestiario che già vengono fomiti al personale che presta ordinariamente servizio presso le località montane. E che, tra l’altro, erano stati fomiti in occasione delle olimpiadi di Torino del 2006 e ad una parte di quanti erano stati impiegati per i Mondiali di Cortina del 2021. Non vorremmo dare ragione a tanti colleghi che affermano che si spendano milioni di euro per iniziative non esattamente necessarie mentre si risparmia sempre sul benessere del personale.

Ecco perché siamo costretti a chiederle come sia stato possibile che non si sia riusciti a ritagliare un qualche margine di spesa dai capitoli di bilancio per assicurare idonei e necessari capi di vestiario per garantire ai poliziotti di poter operare in sicurezza e ben protetti dalle intemperie che dovranno necessariamente affrontare.

I tempi per preparare con appropriata puntualità l’appuntamento con questo grande evento non mancavano, e per quanto ci riguarda questo ennesimo disastro organizzativo – che ricade ancora una volta sul personale – non potrà rimanere privo di conseguenze.

Ma in disparte le valutazioni circa le responsabilità che dovranno – dovranno! – venire accertate, non ci basta dare sfogo alla comprensibile e condivisibile ira dei nostri colleghi.

L’Amministrazione ha il dovere, morale e giuridico, di attivarsi per ricercare ogni percorso utile e legittimo per rimediare al disagio e prevenire i rischi per la salute di quanti sono chiamati a lavorare nelle zone maggiormente fredde. Non ci interessa come. La si consideri una situazione di emergenza e si proceda di conseguenza.

Diversamente ne prenderemo atto e ne trarremo le dovute conclusioni. A cominciare dal riflettere sull’utilità di partecipare al Tavolo paritetico per la prevenzione delle cause di disagio che, al di là delle enfatiche affermazioni che ne hanno accompagnato l’istituzione, nei fatti si sta rivelando del tutto improduttivo ed inerte rispetto alle segnalazioni delle organizzazioni sindacali, sulle quali però viene fatta ricadere la responsabilità di aver fornito un alibi all’Amministrazione rispetto alle sistematiche inadempienze.

Per questi motivi non siamo più disposti a sorreggere la foglia di fico dietro la quale si vorrebbero nascondere i tanti, troppi momenti di disallineamento tra i deludenti e mortificanti esiti che riscontriamo nella quotidianità e i principi di buona amministrazione che del disagio, che non può essere confinato alla – per quanto angosciante – statistica delle scelte estreme, sono il primo presupposto.

Si può fare molto, ma davvero molto di più. Le chiediamo allora Signor Capo della Polizia che si cominci a farlo ora. A partire da questa paradossale e inaccettabile situazione che le abbiamo appena rappresentato. Glielo chiediamo perché la storia ci ha insegnato che chi non è parte della soluzione, è parte del problema.

Conoscendo la Sua sensibilità su tale delicata materia e l’impegno che quotidianamente profonde, restiamo in attesa di un cortese urgente riscontro sulla soluzione individuata, cogliendo l’occasione per inviarLe cordialissimi saluti e sensi di elevata stima.

AL CAPO_Giochi olimpici invernali – Dotazione vestiario inappropriata – disinteresse benessere del personale – Richiesta provvedimenti (1)

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