Con la presente, la Segreteria Nazionale del SIULP rappresenta una questione urgente, che prende piede da segnalazioni pervenute dal personale attualmente in servizio presso il Centro per i Migranti in Albania, i quali dipingono un quadro operativo che desta profonda preoccupazione e che non può essere ignorato né ulteriormente tollerato.
Da quanto risulta, sembra che le modalità di impiego del personale del Reparto Mobile siano state modificate senza che le Organizzazioni Sindacali siano state consultate o anche solo informate. Se questa situazione venisse confermata, si tratterebbe di una chiara violazione dello spirito di corrette relazioni sindacali che il SIULP ha sempre sostenuto nel suo approccio costruttivo riguardo a tutte le questioni legate alla sicurezza dei colleghi, una sicurezza che l’Amministrazione ha l’obbligo istituzionale di garantire.
Nel dettaglio, secondo quanto ci consta, nelle aree operative del Centro denominate “antistante” e “retrostante”, gli operatori sono impiegati in numero chiaramente insufficiente rispetto ai protocolli in vigore e alle più basilari esigenze di protezione dell’incolumità del personale.
In particolare, nonostante i protocolli di impiego dei Reparti Mobili, solo due operatori sarebbero assegnati a ciascun padiglione, trovandosi a lavorare in condizioni oggettivamente critiche, caratterizzate da continue aperture e chiusure di porte di contenimento, accompagnamenti multipli e simultanei, e la gestione di individui che, con preoccupante frequenza, sembrano addirittura essere in possesso di oggetti potenzialmente pericolosi come forbici, lamette, chiavi e persino telefoni cellulari.
Il risultato di questo sistema, che ignora completamente la protezione del personale, è purtroppo prevedibile: tensioni ricorrenti, aggressioni nei confronti degli operatori e del personale della ditta appaltatrice, e un clima di crescente instabilità, alimentato dalla percezione di vulnerabilità che deriva da un presidio a nostro avviso numericamente insufficiente.
Le squadre operative sembrano comporsi spesso da sole 8 unità invece delle 10 previste, poiché parte del personale viene distolta per svolgere servizi di scorta. Anche l’area “retrostante” affronta le stesse problematiche strutturali.
In sostanza, il numero totale delle forze presenti è sceso a poco meno di 200 unità, rispetto alle circa 250 che garantivano il presidio solo pochi mesi fa, e questo avviene proprio in un momento in cui, a differenza del recente passato, le presenze all’interno del Centro non sono affatto simboliche.
Il SIULP è pienamente consapevole delle enormi pressioni che gravano sul sistema Paese in questo delicato momento storico. Conosciamo bene le necessità di ordine pubblico, le emergenze migratorie e le complessità politiche e operative che la gestione di un fenomeno così articolato comporta.
Proprio per questo, riteniamo che, per affrontare tali esigenze, siano esse strutturali o emergenziali, sia fondamentale tutelare, prima di tutto, ciò che rappresenta la risorsa più preziosa dell’Amministrazione: le donne e gli uomini della Polizia di Stato.
La sicurezza del personale non può essere vista come una variabile che dipende dalle risorse disponibili. È un diritto fondamentale, un dovere istituzionale e una condizione essenziale; senza di essa, qualsiasi missione è destinata a fallire, e le conseguenze umane non possono mai essere giustificate da alcun obiettivo operativo.
Per queste ragioni, la Segreteria Nazionale del SIULP, per la sicurezza del colleghi impiegati nel complesso dei Centri in Albania, chiede formalmente e con urgenza il ripristino immediato degli standard di impiego precedentemente garantiti e il rigoroso rispetto dei protocolli di impiego del Reparto Mobile, senza deroghe informali o modifiche unilaterali.
In attesa di un cortese cenno di riscontro, l’occasione è propizia per inviare distinti saluti.



