Esito riunione 5 maggio 2026 Tavolo per la prevenzione e la gestione delle situazioni di disagio

42

Tavolo per la prevenzione e la gestione delle situazioni di disagio Esito riunione del 5 maggio 2026

 L’incontro che si è tenuto lo scorso 5 maggio, coordinato dal Direttore dell’Ufficio Relazioni Sindacali Prefetto Maria de Bartolomeis, è stato presieduto dal Direttore della Dagep – Prefetto Armando Forgione, ed ha visto la presenza di una qualificata delegazione dell’Amministrazione. Erano infatti presenti il Direttore Centrale di Sanità Clementina Moschella, il Direttore dell’Ispettorato delle Scuole della Polizia di Stato Tiziana Terribile, il Direttore della Scuola Superiore della Polizia di Stato Mario Viola, oltre al gruppo di Psicologi della Polizia di Stato che si occupano specificamente della tematica in oggetto.

In apertura dei lavori il Prefetto Forgione, dopo essersi soffermato su aspetti di natura organizzativa, ha raccolto un primo giro di osservazioni da parte dei rappresentanti delle OO SS circa i riscontri provenienti dai primi incontri dei tavoli istituiti in periferia (al momento 86 su 106). L’impressione generalizzata è che in non poche realtà l’interesse che l’Amministrazione ha dedicato a questo particolare momento di confronto non sia stato entusiastico. In linea di principio si è registrata l’esigenza di ricevere indicazioni dal tavolo nazionale da cui prendere spunto.

Si è poi passati agli interventi dei delegati delle Segreterie Nazionali. Il rappresentante del Siulp, anche commentando il dossier elaborato dalla Direzione Centrale di Sanità, ha espresso apprezzamento per gli sforzi profusi sia sul versante divulgativo (seminari frontali e materiali messi a disposizione sulle piattaforme formative), sia sul consolidamento dei punti di ascolto, che sono risultati essere assai più apprezzati del sistema di contatto da remoto. Commenti positivi sono stati rivolti anche agli interventi in situazioni critiche secondo quanto previsto dal protocollo sulla gestione delle emergenze, con l’intervento diretto dei team di psicologi a supporto dei colleghi che hanno vissuto eventi traumatici.

Decisamente meno lusinghiera la valutazione circa la rimozione, o la riduzione dei numerosi fattori di disagio che, pur non essendo concausali a drammatici epiloghi, stanno accrescendo i livelli di stress e di disaffezione del personale, che comportano l’aumento di tensioni sul posto di lavoro e che al contempo si riverberano negativamente sulla vita di relazione.

Ve ne sono alcuni, come le esigenze abitative, che evidentemente non possono trovare soluzioni nel breve termine, che comunque hanno visto l’Amministrazione compiere importanti passi in avanti. Su tutte la previsione di estendere anche ai Vice Ispettori in Prova la possibilità – pur subordinata alla capienza dei capitoli di bilancio – di porre a carico dell’amministrazione il reperimento di soluzioni alloggiative per i primi mesi dopo l’assegnazione a fine corso, così come avviene per gli Agenti in Prova.

Profonda preoccupazione è stata invece manifestata in relazione all’assoluta inerzia nel dar corso ad adeguamenti di fondamentali istituti ordinamentali non più rispondenti alle esigenze di una moderna amministrazione e contrastanti con l’evoluzione sociale e giuridica.

È stato al riguardo osservato come all’istituzione delle commissioni per la revisione del regolamento di disciplina e del regolamento di servizio, risalente ad oltre due anni fa, che aveva visto la nomina anche di rappresentanti delle organizzazioni sindacali, non abbia mai fatto seguito alcuna convocazione né sia stato dato conto di eventuali attività compiute dai componenti nominati dall’Amministrazione. E questo quando nel frattempo il nostro osservatorio fornisce quotidiane dimostrazioni di come lo strumento disciplinare sia utilizzato come forma di ritorsione o come impropria modalità di imporre logiche autoritarie ed autoreferenziali che, nonostante il tempestivo e puntuale intervento del sindacato, non sempre l’azione delle articolazioni centrali riescono a ricondurre in un alveo di corretta gestione del personale.

Analoghe critiche sono state indirizzate alle ricorrenti violazioni dei presidi contrattuali, con l’imposizione di turni di servizio abnormi e spesso non programmati, che destabilizzano gli equilibri familiari e sottopongono gli operatori a massacranti turni di lavoro. Un tratto comune di questa deriva è il ricorso sistematico agli operatori delle Volanti per la vigilanza e l’accompagnamento di stranieri presso le frontiere o i centri di permanenza. In disparte l’inaccettabile compressione dei diritti soggettivi ed i rischi connessi ai massacranti viaggi che vengono coperti, si è anche segnalato come la diretta conseguenza di questo sbilanciamento sia la riduzione del dispositivo del controllo del territorio in centri che spesso non riescono a mettere in strada più di un equipaggio per turno. Un pesante ridimensionamento di un essenziale servizio che ha quale diversa faccia della medaglia il venir meno della possibilità di avere pattuglie di supporto in centri urbani che già risultano in affanno e con organico sottodimensionato. Quindi una maggior esposizione al rischio di chi resta a dover coprire maggiori estensioni territoriali senza alcuna possibilità di ausilio. Non meno preoccupante la situazione di altri uffici, non da ultimi quelli investigativi, quelli cioè interessati da una massiva perdita di consistenza organica dovuta al pensionamento di operatori esperti, con i superstiti – definizione che ben si attaglia alla realtà – costretti a sacrificare le loro esigenze personali per tenere il passo con l’incedere di attività di indagine che seguono una progressione inversa.

Si è poi introdotta la questione dei ritardi cronici nella trattazione delle cause di servizio, che per quanto riguarda in particolare il comprensorio che insiste sulla CMO di Roma, ha raggiunto e, in alcuni casi anche superato, gli otto anni di attesa. Una doglianza che il Siulp da anni ha esposto in plurime sollecitazioni formali, alle quali non è mai stata data risposta. Per questo, pur dando atto di alcuni interventi posti in essere dalla Direzione Centrale di Sanità anche in termini di sforzi organizzativi per superare questa criticità, ha riaffermato l’urgenza e la necessità di trovare una soluzione che consenta ai colleghi di poter avere risposte in tempi accettabili atteso che tale procedura è foriera di grande e grave disagio.

Al netto delle perplessità insorgenti su alcuni punti inerenti le procedure di trattazione delle note rappresentate dal SIULP in merito alla questione e per le quali si è sollecitato una maggiore attenzione confermando la nostra disponibilità ad interloquire anche direttamente con la Direzione interessata, abbiamo richiesto un approfondimento su quale sia stata l’effettiva consistenza delle risorse impiegate per ridurre l’imbarazzante arretrato accumulato.

Non v’è stato tempo per affrontare anche l’altrettanto annoso problema della negazione dei diritti di genitorialità, e dei sistematici dinieghi alle istanze di concessione delle aggregazioni triennali per i neo genitori previste dall’art. 42 bis del D. Lgs. 151/2001. Ma non si possono certo tacere gli effetti che da ciò discendono, soprattutto quando il panorama giurisprudenziale in materia – tranne qualche isolata pronuncia che si disallinea rumorosamente dalle coordinate ermeneutiche tracciate – spiega come le corti amministrative siano per lo più orientate ad accogliere i ricorsi proposti dagli interessati. La cinica scelta dell’Amministrazione, che costringe molti a non poter reagire ad un ingiusto diniego per mancanza delle risorse patrimoniali necessarie ad affrontare il giudizio, contiene sicuramente il numero dei colleghi che possono beneficiare di questo istituto, ma non sembra essere un modo per contenere il disagio e la connessa frustrazione sofferti.

In chiusura del suo intervento, il delegato Siulp ha invocato una presa di consapevolezza da parte dell’Amministrazione che un cambio di passo verso un orizzonte di maggior empatia con il personale non è più rinviabile sottolineando come in assenza di segnali che vadano in tal senso si corra il rischio di vanificare l’istituto dei tavoli del disagio e di rendere inutile la loro convocazione.

 

Roma, 7 maggio 2026                                                              La Segreteria Nazionale

 

Advertisement