Emergenza abitativa del personale della Polizia di Stato – Richiesta di intervento

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Pregiatissimo Signor Ministro,

con la presente, avverto il dovere di portare alla Sua attenzione una problematica che ha ormai assunto i contorni di una vera e propria emergenza sociale e professionale: la cronica carenza di disponibilità alloggiativa per le donne e gli uomini della Polizia di Stato.

Le recenti deliberazioni del Consiglio dei ministri relative al cosiddetto “Piano Casa” rappresentano una prospettiva di riqualificazione nel lungo periodo per tutti i cittadini, non appaiono sufficienti a sanare le criticità immediate che colpiscono tutto il personale dei ruoli della Polizia di Stato. In particolare, mi permetto di richiamare la Sua attenzione sul dettato del?art. 19, comma 7, del Decreto Sicurezza (D.L. 24 febbraio 2026 n. 23, convertito con L. 24 aprile 2026 n. 54), che autorizza i Vice Ispettori, durante il periodo di prova, ad alloggiare per un massimo di tre mesi presso i locali messi a disposizione dall’Amministrazione. Norma sicuramente lodevole nelle intenzioni, ma che non ha trovato concreta attuazione, esponendo i colleghi a gravi disagi.

A ciò si aggiunge il fatto che a partire dal 14 maggio p.v., centinaia di Agenti termineranno il predetto periodo di prova e per molti di loro la scadenza si tradurrà in una repentina perdita della disponibilità alloggiativa, proprio in concomitanza con l’avvio della stagione estiva.

La criticità, tuttavia, non riguarda soltanto questa categoria. L’intera platea del personale della Polizia di Stato è duramente colpita dalla carenza di alloggi collettivi di servizio e dalla totale assenza di soluzioni abitative a canone calmierato.

Nelle città metropolitane come Roma, Milano, Firenze, ad esempio, e nelle località ad alta vocazione turistica, il boom degli affitti brevi ha sottratto al mercato residenziale una quota crescente di immobili, spingendo i canoni a livelli del tutto incompatibili con le retribuzioni del comparto. Con uno stipendio d’ingresso che si aggira attorno ai 1.500 euro, la ricerca di un alloggio privato è diventata un’impresa impossibile, costringendo molti agenti, giovani ispettori e commissari, a rifugiarsi nell’estrema periferia con tempi di pendolarismo che si sommano a turni già pesanti e logoranti.

Le conseguenze di questo disagio non si limitano alla sfera personale dei singoli operatori, ma incidono direttamente sull’efficacia operativa dei servizi: il disagio alloggiativo scoraggia il radicamento sul territorio, alimenta un turnover costante che priva le città di personale esperto e mina la continuità delle attività di sicurezza.

Il paradosso è emblematico, ossia, servitori dello Stato che non riescono a permettersi di abitare nello stesso Stato che proteggono.

Alla luce di quanto esposto, Le chiedo un intervento risolutivo volto a garantire la piena e immediata applicabilità della norma richiamata, oltre una azione diretta ed immediata, anche attraverso istituti di deroga o provvedimenti di somma urgenza che consentano di estendere o rinnovare le assegnazioni alloggiative nelle more di una soluzione strutturale.

È essenziale che il disagio logistico non incida sulla serenità operativa del personale, in particolare nel momento di massimo impegno per la sicurezza nazionale.

Senza un piano che preveda affitti agevolati o foresterie moderne, le nostre città rischiano di diventare sicure di facciata ma prive di chi quella sicurezza deve garantirla stabilmente.

Conoscendo la sensibilità che Lei ripone riguardo il benessere lavorativo e personale appartenente alla Polizia di Stato, confido in un Suo sollecito e positivo riscontro.

Resto a Sua disposizione per ogni ulteriore approfondimento.

20260506 Politiche Abitative – Ministro Piantedosi (1)

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