Controllo del territorio – criticità insorgenti da disarmonie organizzative. Esigenza di interventi chiarificatori.

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Signor Capo della Polizia,

negli ultimi tempi stiamo assistendo ad una preoccupante serie di sintomi che fanno emergere l’esistenza di un profondo scollegamento tra le direttive impartite a livello centrale e l’effettiva capacità dell’apparato di dare ad esse realizzazione.

Il fronte sul quale questa disarmonia tra elaborazione strategica e realizzazione pratica si manifesta con maggior evidenza è quello del controllo del territorio, quello maggiormente esposto alle ricadute derivanti da una purtroppo non inedita impreparazione organizzativa e da una altrettanto ricorrente tendenza ad interpretare la gestione delle risorse a livello periferico in stridente contrasto con la sensibilità del vertice del Dipartimento della P.S. e dell’Esecutivo.

Emblematico del primo versante di criticità da noi segnalato, quello degli approvvigionamenti tecnico logistici, è la di recente avviata distribuzione del gilet tattico. Non siamo a conoscenza di quali siano state le valutazioni compiute da chi era tenuto a verificare le esigenze dei vari uffici e ad organizzarne la fornitura. Quel che possiamo dire è che, ancora una volta, il piano approntato si sta rivelando estremamente approssimativo.

E non solo perché, tanto per cambiare, seguendo criteri che non condividiamo affatto, tutte le specialità sono state escluse dalla distribuzione, quasi non dessero un altrettanto fondamentale apporto al controllo del territorio e, soprattutto, trascurando che in questo modo si lasciano migliaia di operatori senza la tutela avanzata che questo nuovo dispositivo offre.

Ma anche perché ci giungono segnalazioni dalle nostre Segreterie Provinciali, come ad esempio quella di Lecce, che denunciano come la fornitura risulti insufficiente già rispetto alle esigenze attuali, e come la carenza sia destinata ad aggravarsi in ragione delle prossime assegnazioni di personale, tra cui quelle dei neo Vice Sovrintendenti, previste già nelle prossime settimane.

A confermare l’esistenza di questo “scostamento numerico nelle assegnazioni dei DPI in oggetto agli uffici del comparto, attese le aggregazioni per il potenziamento dei rinforzi estivi ed a causa di un incremento organico registrato in talune sedi” è la stessa Direzione Centrale Anticrimine, in una nota che reca la data di ieri. Nella quale si assicura, è vero, l’avvio di una integrazione per la quale ci si dovrebbe avvalere delle scorte strategiche. Premurandosi però di disporre che “in merito alle possibili criticità relative all’eccezionale impiego di personale non addetto in maniera continuativa ai servizi di controllo del territorio, si rimanda alle regole di impiego dei dispositivi di protezione con il ricorso ai GAP”.

In altre parole, fermo restando il beneficio di inventario in merito al cronoprogramma dell’annunciata ulteriore assegnazione dei materiali in questione, pare scontato che, per un imprecisato e prevedibilmente non breve periodo, un considerevole numero di operatori non verrà munito del nuovo DPI, con conseguenti difficoltà nel momento in cui si dovranno comporre gli equipaggi.

Attendiamo di conoscere, nella latenza di indicazioni in tal senso, chi sarà chiamato a decidere se far uscire pattuglie con personale indossante uniformi differenti o, in alternativa, se far dismettere il gilet tattico a chi dei due – o più – lo possiede.

Sempre che, beninteso, ancor prima quell’Ufficio sia nelle condizioni di poter avere dei veicoli marcianti per poter far uscire le pattuglie. Quanto si è verificato nei giorni scorsi a Forlì, dove il controllo del territorio su alcuni turni è stato svolto su autovetture di servizio non specializzate, rischia di essere un paradigma destinato a riproporsi su scala nazionale.

Il rinnovamento del parco auto, composto peraltro da modelli ingombranti e con scarsa agibilità, rivelatisi anche impiantisticamente inadatti all’impiego su itinerari limitati a percorrenze in aree urbane, che richiedono frequenti interventi di manutenzione, determina disservizi che riducono drasticamente il potenziale operativo. E tanto a tacere dell’inaccettabile esposizione al rischio degli operatori laddove, come dianzi detto, non ci sono auto attrezzate per svolgere i servizi di Volante.

Inquieta al riguardo l’assenza di informazioni circa l’avvio di un programma di sostituzione che dovrebbe a nostro sommesso avviso assumere priorità assoluta.

Problemi che non paiono invece assillare Questori che reputano non essenziale garantire la presenza di Volanti, privilegiando la proiezione, verrebbe da dire lo sbilanciamento, su altri versanti. L’eloquente titolo di un articolo pubblicato lo scorso 24 giugno dal dorso locale di Imperia del quotidiano La Stampa – “Migranti accompagnati ai cpr – La città resta senza Polizia” – che ripercorre le medesime doglianze invano formulate dalle organizzazioni sindacali di quella provincia con specifiche vertenze, introduce ad una realtà che meriterebbe un serio approfondimento, se non altro perché rende palese la discontinuità tra gli obiettivi perseguiti dal decisore politico e dal vertice tecnico nazionale e le opzioni gestionali adottate a livello territoriale.

Oltre all’avviato confronto sull’impiego del personale del ruolo degli Ispettori dichiaratamente immaginato per potenziare, anche qualitativamente, il controllo del territorio, ci permettiamo di richiamare il recente autorevole e decisamente atipico intervento con cui Capo di Gabinetto del Ministro dell’Interno, in una nota diretta primariamente ai Prefetti della Repubblica, ha sollecitato il massimo sforzo nel coordinamento delle attività delle diverse componenti del Comparto Sicurezza, ricordando come “un ruolo centrale nell’ambito delle strategie di tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica è assunto dal controllo del territorio, che si configura quale strumento essenziale per la prevenzione dei fenomeni criminosi e la convivenza civile. Un controllo che si realizza attraverso la visibilità delle Forze di polizia negli spazi pubblici, il presidio delle aree maggiormente esposte a criticità e la capacità di intervento tempestivo in situazioni di emergenza o turbativa dell’ordine pubblico”.

Siamo insomma del parere che l’entropia nell’approccio alle dinamiche del controllo del territorio da noi sommariamente descritta, provocata sia da un perfettibile approccio organizzativo che da discutibili orientamenti gestionali, riveli uno scollamento tra centro e periferia che, in disparte ogni considerazione circa le disattese direttive, comporta anche gravi ricadute sulla qualità del servizio reso dal personale, non di rado trattato secondo logiche che non sembrano tener conto degli insistenti richiami al contenimento dei fattori che alimentano il disagio e disgregano il senso di appartenenza.

È quantomeno improbabile che una impostazione farraginosa e gravata dalle cennate fragilità possa dirsi corrispondente all’esigenza di fronteggiare il crescente allarme sociale ingenerato dal senso di insicurezza maturato dalla cittadinanza, che dovrebbe trovare puntuali risposte per l’appunto con il rafforzamento del controllo del territorio, che è l’antidoto per eccellenza per contrastare la percepita assenza dello Stato.

Un ripensamento complessivo dei criteri di scelta dei responsabili di segmenti nevralgici per l’organizzazione dell’apparato, e soprattutto la riaffermazione dell’autorevolezza e della cogenza delle direttive centrali, non sembrano essere allora opzioni rinviabili. Per quanto ci riguarda, qualora lo si ritenesse opportuno, non faremo mancare il nostro consueto spirito di collaborazione nell’individuare rimedi e soluzioni.

Nell’attesa di un cortese urgente riscontro, attesa la delicatezza delle problematiche evidenziate, voglia gradire cordialissimi saluti e sensi di elevata e rinnovata stima.

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