Editoriale del Segretario Generale Nazionale Felice Romano Dalla parte dei Poliziotti e al di là degli interessi di parte

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I tragici fatti avvenuti nei giorni scorsi a Bologna hanno messo in evidenza una volta di più i corrosivi effetti indotti dall’esasperata polarizzazione del dibattito sulla sicurezza. Per effetto di questa acerrima contrapposizione la dialettica politica sconfina ritualmente in estremizzazioni che, lungi dal rimanere confinate nelle platee dei talk show televisivi, alimentano il famelico ventre di chi è vocato ad usare le piazze come innesco delle tensioni sociali.

Preoccupa soprattutto la superficialità con la quale rappresentanti istituzionali cavalcano senza imbarazzo l’emotività dell’opinione pubblica per assicurarsi visibilità e per capitalizzare in termini di consenso le turbolenze ingenerate da strumentale manicheismo, cinicamente disinteressandosi delle conseguenze delle proprie prese di posizione o, peggio ancora, rendendosi promotori di destabilizzanti iniziative che offrono ai professionisti del disordine l’occasione per dar sfoggio della loro capacità di devastazione.

Non è dato sapere se i pubblici amministratori investiti di ruoli di primaria rilevanza che hanno ispirato e sostenuto il concentramento del presidio di protesta di lunedì sera a Bologna abbiano messo in conto, a tacer d’altro, che il luogo prescelto si trovava a pochi passi da Questura e Prefettura, che non sono esattamente presidi neutri per le frange di riferimento della cultura antagonista. Ci permettiamo però di segnalare come i circa 80 feriti, 60 dei quali appartenenti a vari Reparti Mobili della Polizia di Stato – a cui va rinnovata la nostra solidarietà e l’auspicio di pronta guarigione – e i danni materiali di cui è in corso l’inventario, sono uno sconfortante resoconto la stima del quale era ampiamente preventivabile, contenuto nelle dimensioni solo grazie alla professionalità del personale schierato. Lo attestano plasticamente le eloquenti immagini che restituiscono una encomiabile capacità di non reagire ai reiterati tentativi di provocazione dei manifestanti.

In quella piazza, insomma, la richiesta di verità e giustizia, che avrebbe dovuto essere il tema dominante, è risultato una volta ancora soccombere alle rituali preordinate aggressioni a mano armata di bombe carta di integralisti che considerano lo Stato e la squadra dello Stato, quella in cui militano le donne e gli uomini in divisa, il nemico da abbattere.

Un doloroso epilogo che in molti, e noi tra questi, avevano previsto. Non già perché profeti di sventura, ma perché i presupposti erano tali che solo un eccesso di ingenuità, che ci sforziamo di credere sia stata alla base della comunque colpevole sottovalutazione di molti, poteva portare ad ignorare.

In tutto questo ciò che più fatichiamo a comprendere è la scelta dei colleghi del Silp CGIL che, pur in presenza degli allarmanti sintomi percepiti e denunciati dalla generalità delle altre rappresentanze sindacali della Polizia di Stato, hanno, come si apprende dalla stampa, raccolto “l’invito del Sindaco ad un momento di riflessione e di confronto sulla tragedia verificatasi, consapevoli che la chiamata ad essere presenti in piazza non è un’azione di accusa nei confronti dell’operato dei lavoratori della polizia di stato, ma una richiesta di accertamento della verità e ricerca, da parte delle istituzioni democratiche e della società civile, della strada più giusta per evitare che questi episodi possano ripetersi in futuro”. La miglior risposta da dare a chi ha sentito il bisogno di giustificare la sua presenza ad una manifestazione spiegando che “non è un’azione di accusa nei confronti dei lavoratori della Polizia di Stato” è excusatio non petita, accusatio manifesta.

Anche a voler lasciare in disparte altri puntuali spunti critici, che pur non mancherebbero, a noi sfugge come la ricerca della verità possa utilmente essere perseguita in un contesto quale quello descritto, visto che alla stregua dei fondamenti della cultura giuridica comune a tutti gli ordinamenti occidentali ispirati ai principi democratici, nel nostro sistema giuridico la potestà di accertare la verità è affidata alla magistratura, e non di certo ai tribuni eletti dalla piazza già pronti ad emettere una preconfezionata sentenza di condanna sulla scorta di apparenze condizionate da una prospettiva di parte impostata su una impostazione antigovernativa straordinariamente coincidente con quella della confederazione di riferimento. 

Non ne siamo invero sorpresi. Non è infatti la prima volta che il Silp CGIL si accredita come voce fuori dal coro ed assume posizioni orientate a compiacere le istanze di sensibilità politiche che considerano il personale delle forze di polizia come una avanguardia schierata a difesa delle ragioni di un governo ostile. Tra le varie esternazioni che si muovono su questo crinale ci limitiamo a ricordare le dichiarazioni rilasciate dal Segretario Regionale del Piemonte all’indomani delle criminali aggressioni perpetrate nei confronti dei nostri operatori da appartenenti al noto centro sociale cronicamente incistato nella città della Mole grazie a opache complicità disvelate dalle sferzanti parole del vertice di quella Procura distrettuale.

Stupisce invece, e non poco, l’imbarazzante silenzio serbato dalle altre organizzazioni sindacali rappresentative della Polizia di Stato che sembrano non aver fatto caso all’ennesima occasione in cui il Silp CGIL, che hanno accolto in quella che a suo tempo abbiamo definito essere un’alleanza innaturale, ha mosso i propri passi verso un orizzonte inconciliabile con le loro prospettive.

Un cartello costituito al solo e dichiarato fine di relegare il Siulp in una posizione di minoranza, nella quale beninteso il Siulp si trova a suo assoluto agio, non immaginando forse quali e quante contraddizioni avrebbero scandito l’incerta navigazione di un malassortito equipaggio, una parte del quale rema sistematicamente in direzione ostinata e contraria a quella indicata dal capovoga.

Una specie di matrimonio di interessi alieni ed inconciliabili con quelli degli iscritti. I quali, a questo punto, sono legittimati a chiedersi se la fiducia da loro accordata con il conferimento della delega sia ancora da considerare come adeguatamente riposta.

Noi del Siulp, diversamente da altri, non siamo assillati da ingombranti equilibri da garantire. Da sempre abbiamo avuto quale prioritario obiettivo la tutela degli interessi della categoria. Per questo rappresentiamo un affidabile approdo per chiunque sia alla ricerca di un sindacato che non disperda le sue energie nel rivendicare inutili primati maggioritari ottenuti a prezzo di intese forzate e artificiose, o per assecondare la linea politica decisa da istanze esterne.

E lo dimostreremo una volta ancora stando al fianco dei giovani colleghi di Bologna costretti ad affrontare un faticoso cammino processuale. Non solo perché siamo convinti della correttezza del loro operato. Ma anche perché, quando pure ne dubitassimo, per noi, per andare alla ricerca della verità, non serve andare in piazza assieme a chi nutre irrisolti pregiudizi per la nostra missione istituzionale.

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