La Polizia non è Cinturrino, è il lavoro quotidiano di migliaia di donne e uomini in Divisa

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Il legame tra cittadini e forze dell’ordine si basa sulla fiducia. Come sottolineato da Alessandro Stefani (SIULP), la vera forza di chi indossa la divisa sta nel soccorrere un anziano, proteggere un ragazzo o contrastare le truffe. Anche nelle zone più difficili, l’obiettivo resta uno: la sicurezza di tutti, senza fare sconti a nessuno, nemmeno al proprio interno quando si individuano “mele marce”.

La bodycam rappresenta un elemento fondamentale perché costituisce la prova oggettiva della verità, una garanzia che viene ricercata congiuntamente sia dalla Polizia di Stato che dalla magistratura. Non si tratta di un semplice accessorio, ma di un dispositivo che non fa sconti a nessuno e che serve innanzitutto a tutelare l’operatore di polizia durante i suoi interventi. 
Il SIULP chiede l’adozione da anni, spingendo affinché non siano limitate solo ai reparti mobili ma vengano assegnate a tutti i poliziotti impegnati nel controllo del territorio. L’efficacia di questo strumento è d’altronde già dimostrata dalle telecamere cittadine, che spesso risultano decisive nel risolvere i casi riprendendo correttamente le azioni di intervento.

Sul tema del cosiddetto “scudo penale”, Stefani è molto netto nel definire l’uso di questo termine come un grave errore comunicativo. La posizione del SIULP è che la Polizia debba essere indagata e vagliata dalla giustizia esattamente come ogni altro cittadino quando si ipotizza un reato, senza alcuna protezione privilegiata. In realtà, la normativa discussa introduce una precisazione procedurale: essa prevede che il magistrato abbia a disposizione 30 giorni di tempo per esaminare la scena e raccogliere i primi esiti delle indagini. Durante questo periodo, l’agente viene iscritto nel registro degli annotati anziché direttamente in quello degli indagati, permettendo alla Procura di fare chiarezza sulla dinamica dei fatti prima di procedere con atti formali più pesanti.

 

 
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