ISEE 2026

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Il decreto 2 marzo 2026 n. 3, con il nuovo modello DSU (Dichiarazione Sostitutiva Unica) recepito dall’INPS a marzo 2026, introduce regole più favorevoli per le famiglie, tra cui una maggiore franchigia sulla casa di proprietà e, in molti casi, l’esclusione dei titoli di Stato. Le attestazioni ISEE 2026 presentate dal 1° gennaio vengono aggiornate automaticamente per includere queste novità, valide fino al 31 dicembre 2026.

Viene, inoltre, introdotta una scala di Equivalenza Familiare con maggiorazioni migliorate per famiglie numerose, rendendo l’ISEE più basso a parità di reddito.

Inoltre, dal 2026, le pubbliche amministrazioni acquisiscono l’ISEE direttamente dall’INPS, riducendo la necessità di presentare documenti cartacei per bonus nido, mense, e trasporti.

Il riferimento Reddituale si basa sui redditi e patrimoni del 2024 (Modello 730/2025 o CU 2025). L’ISEE ordinario presentato nel 2026 scade il 31 dicembre 2026.

Per l’Assegno Unico con arretrati da marzo 2026, la DSU va presentata entro il 30 giugno 2026.

Il decreto si prefigge lo scopo di centralizzare i controlli e rendere più fluido lo scambio di dati tra amministrazioni, evitando così duplicazioni, ritardi ed errori. Inoltre, l’utilizzo automatico delle informazioni inserite nella DSU consentirà di ridurre le richieste di integrazioni e documenti aggiuntivi, e di tenere saldo il controllo sulle irregolarità e sulle false dichiarazioni.

Quando si compila l’ISEE, occorre fare attenzione alla composizione del nucleo familiare. I coniugi, ad esempio, devono essere inseriti nello stesso nucleo anche quando vivono in case separate, a meno che non ci sia una separazione o un divorzio ufficialmente riconosciuto dalle autorità. Non basta, quindi, la semplice residenza diversa per escludere il coniuge dal calcolo.

Discorso simile vale per i figli che risultano fiscalmente a carico. In determinate situazioni vanno inclusi nella dichiarazione, anche se non abitano più con i genitori. Nella dichiarazione vanno indicati tutti i rapporti intestati a ciascun componente del nucleo familiare, specificando sia il saldo al 31 dicembre sia la giacenza media dell’intero anno. È necessario e obbligatorio inserire anche i conti correnti con pochi euro, libretti postali dormienti, carte prepagate dotate di IBAN, conti accesi all’estero o rapporti bancari chiusi durante l’anno di riferimento.

La normativa richiede l’indicazione del saldo e della giacenza media perché entrambi servono per calcoli diversi. Compilare male questa sezione porta quasi sempre a un indicatore falsato, con il rischio concreto che – durante i controlli – si debba procedere a rettifiche, perdendo tempo e agevolazioni già ottenute.

Sul fronte del patrimonio immobiliare, oltre alla casa in cui si abita, bisogna dichiarare immobili secondari, terreni agricoli o edificabili, quote ereditarie di proprietà e beni situati all’estero. Occorre riportare nella dichiarazione anche piccole quote di proprietà o terreni che si considerano “inutilizzati”, anche una percentuale minima di un immobile incide sul calcolo finale dell’ISEE.

Vanno altresì indicati redditi considerati minori o saltuari quali: borse di studio, assegni di mantenimento ricevuti dall’ex coniuge, compensi da lavoro occasionale, rendite provenienti dall’estero e alcune prestazioni assistenziali devono essere tutti indicati correttamente. La percezione che si tratti di cifre marginali può produrre dichiarazioni incomplete con tutte le conseguenze del caso.

 

 

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