L’Agenzia delle Entrate, con specifico interpello, ha chiarito che il rilascio di certificati medici per uso sportivo – comunemente chiamati certificati di “buona e sana costituzione” – rientra a tutti gli effetti tra le prestazioni mediche generiche. Questo significa che la spesa sostenuta dà diritto a una detrazione IRPEF del 19%. La posizione dell’Agenzia riprende l’orientamento già consolidato nella Circolare n. 108 del 1996 del Ministero delle Finanze, secondo cui “le spese mediche danno diritto alla detrazione d’imposta a prescindere dal luogo o dal fine per il quale vengono effettuate.
Va tenuto presente, tuttavia, che si applica la franchigia di 129,11 euro: la detrazione scatta solo sulla parte di spesa che supera questa soglia mentre non è previsto un limite massimo alla spesa detraibile.
Per garantire la tracciabilità delle spese sanitarie, il pagamento deve avvenire tramite strumenti tracciabili: bancomat, carta di credito, bonifico bancario o postale. I pagamenti in contanti, in linea di principio, non consentono di accedere alla detrazione.
Esiste però un’importante eccezione: se il certificato medico viene rilasciato presso una struttura pubblica oppure una struttura privata accreditata al Servizio Sanitario Nazionale, il pagamento in contanti è comunque ammesso e non preclude il diritto alla detrazione. Questo vale anche per i certificati sportivi, per quelli richiesti ai fini del conseguimento della patente di guida o per qualsiasi altro certificato medico per cui sia previsto un corrispettivo.
Rientrano nelle prestazioni mediche generiche anche i farmaci – inclusi quelli omeopatici – e tutti i certificati medici per i quali è previsto un pagamento, tra cui quelli richiesti per l’idoneità alla guida, per la partecipazione a concorsi pubblici, per l’iscrizione in palestra o per le lezioni di educazione fisica scolastica.
La Legge di Bilancio 2025 ha introdotto limiti all’importo complessivo degli oneri ammessi in detrazione, calibrati in base al numero di figli a carico per chi ha un reddito superiore a 75.000 euro lordi annui.
Nel dettaglio, per redditi compresi tra 75.000 e 100.000 euro, l’importo base delle spese ammesse è di 14.000 euro, che scende a 8.000 euro per redditi tra 100.000 e 120.000 euro. Questi importi si applicano integralmente solo in presenza di tre o più figli a carico e si dimezzano in assenza di figli. Con un figlio a carico, i tetti massimi si attestano rispettivamente a 9.800 euro (per redditi fino a 100.000 euro) e 5.600 euro (oltre i 100.000 euro). Con due figli a carico, i limiti salgono a 11.900 euro e 6.800 euro nelle medesime fasce di reddito.






