Ricadute dell’estensione delle attività di supporto all’Autorità Giudiziaria sull’apparato. Esigenza di un intervento chiarificatore e di definizione dei protocolli di collaborazione. Richiesta di apertura di un tavolo di confronto.
Signor Capo della Polizia,
la precaria consistenza degli organici è un fattore che sta mettendo a dura prova la tenuta di molte articolazioni, soprattutto quelle di strutture territoriali che scontano un abnorme squilibrio tra le esigenze di servizio e le dotazioni di uomini e mezzi. La stessa Amministrazione, consapevole degli affanni con cui sono quotidianamente alle prese le realtà periferiche, non ne fa segreto, e sta provando a stimolare processi di razionalizzazione che purtroppo si scontrano con le algide regole dei numeri disponibili, che rendono velleitari piani di recupero delle risorse.
Un quadro le cui tinte diventano ancor più preoccupanti se dall’osservazione generale si passa alla disamina dei ruoli del personale che riveste la qualifica di Ufficiale di P.G., figure per le quali il divario tra il perimetro delle consistenze tracciato dalle coordinate ordinamentali e quello effettivamente occupato dalla forza amministrata ha raggiunto dimensioni drammatiche. Al punto che si è di recente aperto un fronte dialettico che vede da una parte il Dipartimento della P.S. impegnato a proporre una implicita revisione al ribasso delle funzioni attribuite agli Ispettori per potenziare il controllo del territorio, e dall’altro le organizzazioni sindacali, il Siulp in primis, che rilanciano rivendicando politiche concorsuali mirate a sanare il deficit esistente, anche e soprattutto attingendo dalle graduatorie di idonei già a disposizione.
Ci sono, è pur vero, situazioni in cui il fattore umano, ovvero le perfettibili competenze di chi è chiamato a gestire gli uffici, ne condiziona negativamente l’andamento. La fitta corrispondenza intrattenuta al riguardo sui purtroppo non isolati casi di deviazioni dai principi di buon andamento che dovrebbero ispirare l’azione di governo del personale ne offre un eloquente spaccato.
E ci sarebbero anche buoni margini per eliminare sprechi quali, tra i vari, quelli derivanti dal ripristino dei controlli alle frontiere del versante nordestino. L’inutilità dei quali – a tacere delle ignominiose condizioni ambientali riservate agli operatori – oggi scolpita dai prevedibilmente deludenti esiti statistici, era stata da noi sin da subito invano denunciata con argomentate critiche.
Immaginare di poter efficacemente filtrare i transiti transfrontalieri presidiando meno della metà dei valichi attivi, a tacere delle decine di sentieri boschivi che, oltre ad un’attrazione per gli appassionati di trekking sono anche i percorsi preferiti per l’ingresso di stranieri irregolari, non ci sembrava allora, e ne siamo ancora più convinti oggi, una strategia che avrebbe portato tangibili riscontri.
Sappiamo bene che senza un atto di resipiscenza del decisore politico una rimeditazione di tali assetti non è immaginabile, se non altro per l’impatto mediatico che aveva accompagnato l’istituzione di questi controlli. E lo stesso vale anche per altre iniziative che sono il precipitato di chiare volontà politiche che al netto dell’inchiostro consumato per darne notizia non producono alcun sensibile miglioramento.
Esiste però un versante che, lontano dai riflettori e dalle telecamere, registra un crescente assorbimento di carichi di lavoro burocratico per sopperire ai quali non rimane alternativa al depotenziare la proiezione operativa dell’apparato andando, in buona sostanza, a discapito delle già esigue energie da dispiegare per il controllo del territorio.
Il tema è quello del rapporto con l’Autorità Giudiziaria, che da vincolo di natura funzionale sta evolvendo in qualcosa di molto prossimo alla diretta dipendenza organizzativa. In primo luogo perché sono infatti sempre più insistenti le pressioni, alle quali i referenti locali dell’Amministrazione faticano a resistere, per ottenere personale anche in eccedenza alle piante organiche previste per le Sezioni di P.G. E non di rado finisce che i Poliziotti, così come gli appartenenti alle altre Forze di Polizia, vengano assegnati alle segreterie dei P.M, svolgendo le medesime mansioni degli amministrativi ed andando a coprire le rispettive carenze. Un soccorso davvero singolare, considerato che chi lo presta è messo peggio di chi ne beneficia.
Ma non è tutto. Con l’introduzione del sistema di inserimento e trasmissione digitale di atti sul portale noto come N.D.R. i nostri uffici sono stati investiti dell’onere di gestire l’alimentazione dell’applicativo che semplifica, e di molto, l’attività di registrazione delle notizie di reato e dei seguiti delle stesse di cui in precedenza si occupavano le segreterie degli uffici giudiziari.
E anche in questo caso il passaggio di competenze non è stato affatto indolore, considerato il non marginale numero di energie che sono state dedicate a questa novità. Segnaliamo al riguardo come nel caso in cui vi sia la necessità di curare l’inserimento di atti urgenti in orari di chiusura degli uffici o nelle giornate festive, in mancanza del personale preposto a provvedere è tenuto ad occuparsene chi ha materialmente eseguito l’attività. Ovvero, in generale, il responsabile del turno in quinta del controllo del territorio delle Questure e delle specialità, giusto per tornare a ragionare dei rivoli in cui si disperdono i potenziali operativi. E fin qui non ci sarebbe nulla di nuovo, nemmeno le perplessità per un interscambio che ci vede sistematicamente perdenti, visto che alla fine della cena il conto siamo sempre noi a pagarlo.
Una tendenza che non pare sarà invertita se, come abbiamo avuto modo di apprendere, il sistema N.D.R. verrà implementato con nuove potenzialità. Una circostanza che, tradotta nella valuta corrente dei nostri uffici, e prima ancora per i Poliziotti in generale, rappresenterà un nuovo investimento fatto a nostre spese e con giovamento altrui. Ma prima ancora che il merito della questione su cui a breve ci soffermeremo, crediamo che una riflessione debba essere sviluppata sul piano del metodo.
Se le nostre informazioni sono corrette qualche settimana fa la Procura della Repubblica di Brindisi avrebbe promosso una giornata formativa aperta anche al personale della Polizia di Stato che sarebbe stata autonomamente organizzata dall’A.G. senza il concorso della Questura, con l’intento di migliorare la conoscenza del sistema N.D.R. e favorire una più corretta e completa alimentazione del portale per rendere più performante la collaborazione con i vari Procuratori e più fluida la fase di supporto al procedimento penale.
E già questo rivela un serissimo problema di rispetto dei ruoli, perché a parti invertite crediamo non sarebbe stata plausibile una analoga iniziativa, di cui pure si avverte il bisogno.
Il punto è, e veniamo alla sostanza, che in quel contesto i discenti sono stati messi al corrente delle ulteriori funzionalità con le quali è – o in prospettiva di medio termine sarà – aggiornato e potenziato il sistema, con l’aggiunta delle cartelle “Seguiti” e “Deleghe”. Ove la prima darà la possibilità di “agganciarsi” alle proprie informative, ma anche a quelle di altri uffici od organi istituzionali. La seconda, invece, consentirà di inserire direttamente le deleghe sia della Procura competente territorialmente, che di quelle esterne.
Si potrebbe anche non attribuire importanza al fatto che in questo modo i Dirigenti degli Uffici non verranno interessati dal conferimento di questi incarichi investigativi, non essendo la loro figura inserita nella catena di trasmissione delle comunicazioni. Ciò che invece deve allarmare è che questa inedita articolazione della piattaforma, per quello che è stato possibile capire, costringerà gli operatori a dover accedere di continuo alla cartella per verificare se siano o meno state loro inviate deleghe. Non solo. A pieno regime, su questa piattaforma si interfacceranno altre istituzioni ed enti statali, i quali potranno a loro volta inviare direttamente richieste di accertamenti/deleghe.
Ora, di certo non siamo contrari al progresso, all’evoluzione telematica, alla digitalizzazione dei documenti. Ma non ci pare si possa ignorare che le ricadute di questi processi organizzativi etero imposti amplificano la vischiosità di una filiera già alle prese con notori limiti strutturali ed organici.
La risposta all’ineluttabile metamorfosi dei processi lavorativi in corso non può essere l’ennesimo estemporaneo adattamento alle altrui esigenze, soprattutto se la forza complessiva continua a diminuire ed il recupero integrale delle posizioni vacanti in tutti i ruoli resta, al momento, un obiettivo lontano dal poter essere realizzato.
La questione richiede insomma un approfondimento che confidiamo possa essere oggetto di una quanto più prossima occasione di confronto, con l’auspicio che nelle more venga fatta chiarezza sulle prerogative che spettano a ciascuno degli attori istituzionali coinvolti, magari anche passando dalla sottoscrizione di protocolli di intesa che vedano la nostra Amministrazione svolgere una parte attiva nelle dinamiche evolutive in narrativa.
Nel confidare sulla consueta attenzione rivolta alle segnalazioni di problematiche che attengono al benessere del personale, voglia gradire i nostri più cordiali saluti che rivolgiamo con sensi di rinnovata stima.
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