Definizione delle pratiche di causa di servizio presso il Centro Medico Ospedaliero di Roma

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Stimolati dell’ennesima segnalazione che ci è stata formulata riguardo l’arretrato scontato dalla CMO di Roma dovuto alle rettifiche dei verbali già definiti, riteniamo doveroso sollecitare la Vostra attenzione riguardo il sistema attraverso il quale vengono trattate le pratiche relative al riconoscimento della dipendenza da causa di servizio.
Un arretrato stimato in circa ventimila pratiche, per la sola sede di Roma, non può essere considerato una semplice lentezza amministrativa. Dietro ogni fascicolo fermo c’è un poliziotto che ha subito una lesione o contratto un’infermità nell’esercizio delle proprie funzioni. È un collega che ha già atteso troppi anni per essere convocato a visita e che oggi, nonostante un percorso già di per sé lungo e faticoso, si vede negare il giusto riconoscimento a causa di una rettifica non evasa, dovuta a responsabilità non certo sue.
Se a questo si aggiunge che le correzioni restano bloccate da almeno due anni per ragioni più organizzative che sostanziali, il danno arrecato agli interessati diventa davvero difficile da giustificare.
Il SIULP ha sempre sostenuto che la tempestività nella definizione delle pratiche di causa di servizio non sia una cortesia amministrativa, ma un diritto. Un diritto che discende direttamente dalla natura stessa dell’istituto, nato per tutelare chi si è ammalato o infortunato nell’interesse della collettività.
Un riconoscimento tardivo perde gran parte del suo significato quando arriva dopo che la persona ha già affrontato da sola, per anni, le conseguenze economiche e umane dell’accaduto.
Riconosciamo alcune apprezzabili iniziative poste in essere dal vertice del Dipartimento, di cui abbiamo lungamente discusso e gradito negli ultimi tempi. Sono segnali che dimostrano che, quando c’è visione e volontà, i procedimenti possono essere razionalizzati.
Proprio per questo risulta incomprensibile come una singola sede periferica possa vanificare gli effetti di riforme così importanti, per motivi che appaiono riconducibili a scelte organizzative interne più che a reali difficoltà strutturali.
Alla luce di queste premesse, chiediamo a codesto Ufficio per le Relazioni Sindacali di attivarsi per fare chiarezza sulle cause del ritardo accumulato dalla CMO di Roma nella trattazione delle rettifiche. Occorre individuare soluzioni organizzative capaci di smaltire in tempi ragionevoli l’arretrato esistente, anche attraverso un rafforzamento temporaneo delle risorse dedicate. E necessita di garantire, per il futuro, un monitoraggio costante dei tempi di lavorazione, affinché situazioni come quella segnalata non abbiano a ripetersi pure in altre sedi del territorio nazionale.

I colleghi che hanno atteso anni per una convocazione meritano di vedere concluso il proprio iter senza dover attendere ulteriori anni per una semplice correzione di errori materiali, tra l’altro, non riconducibili a coloro che attendono anni per vedersi riconosciuto il diritto.
In attesa di un cortese cenno di riscontro e rassicurazione, si coglie l’occasione per porgere cordiali saluti.

Definizione delle pratiche di causa di servizio presso il Centro Medico Ospedaliero di Roma

 

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