Direttivo Nazionale 22 Settembre 2023 – Documento finale

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Ultimo aggiornamento 30/09/2023

Riportiamo il testo del documento finale del Direttivo Nazionale tenutosi il 22 settembre 2023:

“Il Direttivo Nazionale del Siulp, riunito in videoconferenza il 22 settembre 2023,

CONDIVIDE ED ESPRIME UN ACCORATO PLAUSO

alla relazione introduttiva del Segretario Generale Nazionale, ed in particolare al percorso dallo stesso delineato circa l’impostazione del confronto con il decisore politico che non sembra porre tra le priorità dell’azione di governo gli investimenti sulla sicurezza ed il rispetto degli impegni assunti nei confronti dei lavoratori del Comparto Sicurezza e Difesa, disattendendo così anche uno dei punti più qualificanti del programma elettorale, che ha rappresentato uno dei motivi del consenso espresso nelle urne dagli elettori.

MANIFESTA

Innanzitutto estrema amarezza per la presa d’atto che, diversamente dalla considerazione in cui sono state tenute tutte le rappresentanze sindacali del resto del mondo del lavoro, e nonostante un preciso dovere normativamente sancito, non è stata, ad oggi, prevista la convocazione delle sole sigle rappresentative dei lavoratori delle forze di polizia e delle forze armate.

REGISTRA

Con preoccupazione le dichiarazioni con le quali il Ministro dell’Interno ha con forza criticato l’orientamento meramente ragionieristico con cui l’esecutivo, anche per il Comparto Sicurezza, Difesa e Soccorso Pubblico sta mettendo in cantiere una manovra finanziaria – sulla quale, come detto, non ci è stato consentito interloquire – che non solo non prevede alcuna iniezione di risorse per le politiche della sicurezza, ma che addirittura parrebbe si possano paventare tagli ai relativi capitoli di bilancio, e tanto senza alcuno stanziamento con cui alimentare i fondi da destinare ai profili retributivi e previdenziali del personale del Comparto che ha il contratto scaduto ormai da quasi due anni. Un mancato appostamento ancor più inaccettabile stante la corrosione del potere di acquisto derivante dal morso dell’inflazione che sta mettendo a dura prova la solvibilità delle famiglie dei poliziotti che, non di rado, a causa della mobilità imposta dalla natura del servizio, devono sopportare onerose spese ulteriori per la locazione di alloggi che stanno raggiungendo livelli proibitivi. Condizioni, queste ultime, che stanno incentivando la migrazione degli operatori più anziani ed esperti verso realtà lavorative del Sud del Paese in quanto, essendo questi i luoghi di origine, possono contare sulla presenza di una solida rete familiare di sostegno che li aiuta a limitare l’erosione del reddito. Il che, trattandosi di poliziotti che hanno maturato un notevole bagaglio professionale nella conoscenza delle dinamiche criminali delle regioni settentrionali, si traduce in una perdita di risorse ed in un vuoto di fondamentali competenze investigative. E che, al contempo, disincentivano anche i giovani Agenti a stabilizzare il centro dei propri interessi in aree metropolitane dove le condizioni di mercato degli alloggi e dei servizi hanno costi incompatibili con il salario medio inferiore ai 1500 euro mensili, inducendoli a chiedere non appena possibile il trasferimento ad altre sedi in cui il costo della vita è meno proibitivo, alimentando un continuo turn over che impedisce di costruire un tessuto di risorse umane fidelizzato e conoscitore del territorio in grado di poter contrastare efficacemente le nuove sfide della criminalità.

CONSIDERA

Pertanto necessario, qualora l’esecutivo dovesse sottrarsi al confronto preliminare al varo della legge di stabilità e non assicurasse il dovuto riconoscimento della specificità, essenziale per garantire ed accrescere l’operatività, porre in essere iniziative di progressiva mobilitazione, congiuntamente a tutti coloro che condividono le preoccupazioni espresse dal SIULP, per esercitare ogni forma di pressione utile a far rimeditare l’orizzonte ragionieristico che pare prevalere nella maggioranza che sostiene il Governo. Nell’ambito della specificità, che fa da irrinunciabile corollario alle condizioni minime per il rinnovo del contratto di lavoro, si pone come indifferibile dare attuazione al progetto di previdenza dedicata, per il quale è già stata accantonata una consistente parte della spesa prevista, e che ha il pregio di risultare assai meno penalizzante dei tradizionali sistemi di previdenza complementare. In tal senso dà pieno mandato alla Segreteria Nazionale di promuovere momenti di sensibilizzazione dell’opinione pubblica, anche attraverso l’organizzazione di presidi di protesta e, se sarà necessario, di una manifestazione nazionale con il coinvolgimento di tutti i rappresentanti dei lavoratori del Comparto.

PRENDE ATTO

altresì dell’ingiustificabile inerzia dell’Amministrazione che, nonostante gli oltre 18 mesi trascorsi dalla firma dell’ultimo contratto di lavoro (D.P.R. 57/2022), ancora non ha dato corso alla convocazione delle organizzazioni sindacali per la revisione dell’accordo nazionale quadro, e conferisce all’uopo mandato alla Segreteria Nazionale di intimare alla controparte datoriale il quanto più solerte avvio delle prescritte procedure.

ESPRIME

Soddisfazione per il dato certificato della rappresentatività al 31 dicembre 2022, che conferma il trend di crescita del consenso alla nostra organizzazione, che si è attestata oltre la soglia i 26 mila iscritti. Un risultato ancora più rilevante se si pone mente al fatto che è stato ottenuto a fronte di una consistente riduzione della forza amministrata, a significare come il modello Siulp sia considerato come affidabile ed apprezzato anche dai colleghi più giovani che vedono nel SIULP l’unico modello di sindacato confederale a cui aderire.

RITIENE

Che questo lusinghiero approdo sia da attribuire, oltre che alla dedizione delle strutture territoriali nell’azione di proselitismo, anche alla capacità di proposta e di promozione politico sindacale della Segreteria Nazionale. Nello specifico è stato registrato un elevatissimo gradimento per le recenti prese di posizione con le quali, prendendo spunto da recenti fatti di cronaca, sono state portate all’attenzione dei media le mortificanti condizioni in cui si trovano a lavorare le donne e gli uomini della Polizia di Stato attraverso la divulgazione di un geniale messaggio provocatorio. La sentenza con la quale è stata inflitta una condanna ad un poliziotto di Modena, ritenuto responsabile di aver provocato, con l’uso dello sfollagente, lesioni volontarie ad una quindicenne che partecipava ad una manifestazione di stampo antagonista, e per di più in esecuzione di un ordine legittimamente impartito da un ufficiale di pubblica sicurezza responsabile del servizio, si pone come un precedente che postula conseguenze destabilizzanti. Un episodio che, più in generale, si inscrive in una tendenza che registra estrema severità nella valutazione dell’operato della forza pubblica secondo criteri di giudizio che suscitano non poche perplessità. E che vede invece, al contempo, una blanda riprovazione degli autori di violenze, anche efferate, agite nei confronti degli operatori delle helping profession. Come avvenuto nel caso del collega della Polfer di Roma, che ha riportato ferite gravissime e fratture al volto per aver cercato di impedire ad un soggetto privo di titolo di viaggio di salire a bordo di un convoglio, e che, nonostante un recente precedente specifico a suo carico, è stato liberato dopo poche ore, cavandosela con la semplice sottoposizione all’obbligo di firma.

ESPRIME

Infine preoccupazione per le insoddisfacenti misure contenute nei recenti interventi normativi in materia di sicurezza, segnatamente di quelli in materia di contrasto all’immigrazione clandestina. Innegabile essendo che la congiuntura in atto presenta profili assolutamente inediti, e che i numeri degli ingressi fanno prefigurare situazioni emergenziali di inaudita gravità, non è certo il Siulp a mettere in discussione l’utilità delle strutture di trattenimento per le espulsioni. Ma questo non può autorizzare ad affermare che realizzare un centro di permanenza in ogni regione possa essere una risposta convincente per tamponare l’emergenza in atto. Ancor meno convincente è la proposta di aumentare a 18 mesi il periodo di trattenimento. Una opzione già utilizzata in passato, che si è rivelata non solo fallimentare, ma anche produttiva di pericolosissime tensioni. Come l’esperienza ha dimostrato, se la procedura di identificazione non viene completata nei primi 2 – 3 mesi, è praticamente certo che non si arriverà all’espulsione. Prolungando il trattenimento fino a 18 mesi si finisce per innescare bombe a orologeria destinate ad esplodere a causa delle violente contestazioni a capo delle quali si pongono, per l’appunto, quelli che sono trattenuti per periodi più lunghi.

È insomma prevedibile che si riproponga uno scenario di quotidiane sommosse e devastazioni che, oltre ai consueti danni alle strutture, postulano il ferimento degli addetti alla vigilanza e, dunque, lunghe convalescenze che vanno a depauperare i già esausti organici degli uffici territoriali, su cui ricade anche la gestione delle incombenze legate alla presenza dei centri per il rimpatrio.

In altri termini, sulla scorta di quanto accade nei centri già operativi, non è revocabile in dubbio che uno dei presupposti imprescindibili per poter allestire una struttura di questo tipo è la disponibilità di un adeguato organico del personale delle forze di polizia dedicato sia alla vigilanza del plesso, sia al disbrigo delle pratiche amministrative ed agli accompagnamenti alla frontiera. Esigenze che, come rivendicato dal Siulp, richiedono l’assunzione di almeno 5.000 nuove unità. Motivo per il quale si sollecita la Segreteria Nazionale a sostenere nelle competenti sedi istituzionali la richiesta che, nelle more dell’entrata in servizio dei rinforzi suddetti, i nuovi centri siano realizzati esclusivamente nelle provincie ove insistono reparti inquadrati delle forze di polizia, quali i Reparti Mobili, i Battaglioni Mobili o i Baschi Verdi, onde poter fornire tempestivo supporto per contenere le più che probabili turbative all’ordine pubblico che si dovessero verificare”.

APPROVATO ALL’UNANIMITÀ

Roma, 22 settembre 2023

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