Dal 3 marzo 2026 è in vigore l’obbligo dell’alcolock per chi si mette al volante dopo aver bevuto.
Il Ministero dei Trasporti ha pubblicato sul Portale dell’automobilista l’elenco degli alcolock approvati, rendendo così possibile e obbligatoria l’installazione per chi ne ha l’obbligo. Va ricordato che già a luglio dell’anno scorso era stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto attuativo ma, in assenza di un catalogo di modelli certificati, l’obbligo restava di fatto inapplicabile.
L’alcolock, è un etilometro fisso collegato direttamente all’impianto di accensione del veicolo. Prima di poter avviare il motore, il conducente deve soffiare in un boccaglio monouso: se il tasso alcolemico rilevato è superiore al limite consentito, l’auto semplicemente non si accende. Un meccanismo semplice nella concezione, ma molto efficace nella prevenzione delle stragi stradali causate dall’abuso di alcol.
Al momento i modelli omologati e disponibili sul mercato italiano sono due: il Breatech B1000 e lo Zaldy. Per ciascuno, il Ministero ha indicato i riferimenti del costruttore, l’elenco degli installatori autorizzati e la lista dei veicoli compatibili. In particolare, lo Zaldy è indicato per furgoni e mezzi adibiti al trasporto di merci e persone (categorie N e M), mentre il Breatech dispone di un catalogo di marche e modelli di autovetture, anche se per ora inferiore alle trecento unità complessive.
Gli installatori autorizzati, al momento, sono ancora pochi e concentrati principalmente nell’area milanese per il Breatech, mentre per lo Zaldy si contano appena tre centri abilitati, dislocati a Pisa, Varese e nel Torinese. È ragionevole aspettarsi che sia l’elenco dei modelli compatibili che quello degli installatori si amplieranno nei prossimi mesi.
L’obbligo di installare l’alcolock non scatta automaticamente ma è una misura accessoria disposta dal giudice in sede di condanna, e non una sanzione amministrativa immediata irrogata sul posto dalla polizia stradale.
La normativa vigente prevede una sanzione pecuniaria che oscilla tra 800 e 3.200 euro, oltre all’arresto fino a sei mesi. A queste si aggiunge la sospensione della patente da sei mesi a un anno per chi viene fermato alla guida e risulta avere un tasso alcolemico superiore a 0,8 grammi per litro. Se l’auto alla guida della quale si è trovato il conducente in stato di ebbrezza appartiene a un’altra persona, la sospensione può protrarsi fino a due anni.
In caso di condanna, il giudice può – e solitamente lo fa – disporre l’obbligo di installazione e utilizzo dell’alcolock. La durata di tale obbligo dipende dall’entità del tasso alcolemico rilevato: per valori compresi tra 0,8 e 1,5 grammi per litro, l’alcolock deve essere mantenuto per due anni; se invece il tasso supera la soglia di 1,5 grammi per litro, il periodo si allunga a tre anni. La commissione medica preposta al rinnovo della patente ha inoltre la facoltà di estendere ulteriormente questa durata in base alle condizioni del singolo caso.
Chi non installa l’alcolock pur essendovi tenuto, o chi utilizza il veicolo senza farlo funzionare regolarmente, rischia una multa da 158 a 638 euro, oltre alla sospensione della patente per un periodo compreso tra uno e sei mesi.
Il quadro si aggrava ulteriormente se il conducente obbligato all’uso dell’alcolock viene nuovamente sorpreso alla guida in stato di ebbrezza: in questo caso, le sanzioni già previste vengono aumentate di un terzo, configurando di fatto una recidiva aggravata che il legislatore ha inteso punire con particolare severità.
Il costo dell’installazione, che deve essere eseguita esclusivamente presso un centro autorizzato, si aggira secondo le stime più diffuse tra i 1.500 e i 2.000 euro, una cifra interamente a carico del conducente condannato. Non sono previsti contributi pubblici né forme di agevolazione economica, almeno allo stato attuale della normativa.
Ma la spesa non si esaurisce con l’installazione. Il dispositivo richiede l’utilizzo di boccagli monouso, che devono essere acquistati separatamente e che nel tempo rappresentano un costo ricorrente. A questo si aggiunge la taratura annuale obbligatoria, necessaria per garantire che il dispositivo funzioni correttamente e rispetti gli standard tecnici previsti dalla legge: anche questa operazione ha un costo, che si somma a quello dell’installazione iniziale.



